dimanche 13 septembre 2026

PATTO INTERNAZIONALE: Sull’etichetta non c’è scritto. E non è mai stato scritto.

https://www.pattointernazionale.org/12074-2/@@@@@@@@@https://www.pattointernazionale.org/12074-2/@@@@@@@@@@@..Nel link lo studio monografico che consigliamo a tutti ma soprattutto ai medici Link al Pdf ( da scaricare ) https://www.pattointernazionale.org/wp-content/uploads/2026/09/Domanda-onesta-Risposta-documentata.pdf EDITORIALE by Raffaella Laghi Sull’etichetta non c’è scritto. E non è mai stato scritto. La prossima volta che prendete un pacco di petto di tacchino dal banco frigo, guardate l’etichetta. Troverete l’origine, il peso, la data di scadenza, la catena del freddo. Non troverete, e non l’avete mai trovato, nulla su come quell’animale è stato trattato nel corso della sua breve vita produttiva. Nulla sui vaccini che gli sono stati somministrati. Nulla sulla tecnologia con cui quei vaccini sono stati costruiti. Questa non è una novità di oggi. È una condizione strutturale che esiste da decenni, consentita da una deroga normativa europea che pochi conoscono e che nessuno, nei canali dell’informazione mainstream, ha mai ritenuto degna di essere spiegata. Nei giorni scorsi, sotto il nostro post sul progetto pilota di vaccinazione aviaria del 5 maggio 2026, è arrivata una domanda che ha messo il dito esattamente in questa piaga. E poi, dal confronto che ne è seguito, una controreplica tecnica e una richiesta di evidenze scientifiche che hanno reso il ragionamento più preciso e il documento più solido. Il Dr. Riccardo Benzi Cipelli ,che in questi mesi ha già prodotto per il Patto l’analisi scientifica e regolatoria del progetto pilota, la risposta alle affermazioni dei dottori Cosentino e Giacomini e l’analisi critica del parere CRNIA , ha scelto di rispondere integrando quella precisione e quella richiesta, senza per questo rinunciare a un’unica virgola di ciò che la sostanza del problema richiede di dire. Perché questo è il punto: riconoscere ciò che è giusto nell’argomentazione altrui non indebolisce la propria posizione. La rende più credibile. E una posizione credibile, fondata su letteratura indicizzata, DOI verificabili e sul diritto europeo vigente, è esattamente ciò di cui questo tema ha bisogno e che i canali istituzionali, fino a oggi, hanno sistematicamente evitato di costruire. C’è un principio che governa la sicurezza alimentare in Europa, sancito dall’art. 7 del Regolamento (CE) 178/2002, e che il documento che segue richiama con la precisione che merita: l’onere della prova di sicurezza spetta a chi immette il prodotto sul mercato, non al cittadino che lo consuma. Non è un’opinione. È legge. Il documento allegato è la risposta più rigorosa e più documentata che abbiamo pubblicato su questo tema. Non sensazioni. Non allarmismo. Letteratura peer-reviewed, query su banche dati pubbliche, riferimenti normativi verificabili, e una domanda finale rivolta a chi ci ha chiesto le evidenze: indicate voi, con la stessa precisione bibliografica, gli studi di sicurezza alimentare a lungo termine che non siamo riusciti a trovare. Se esistono, è nell’interesse di tutti conoscerli. Se non esistono, sappiamo già tutto ciò che occorre sapere.¹