È arrivato ieri il provvedimento di revoca delle autorizzazioni per i lavori del MUOS, l'impianto satellitare della marina militare statunitense di Niscemi. Manca però ancora la firma del governatore della Sicilia Rosario Crocetta.
di Dario Lo Scalzo - 7 Febbraio 2013
È arrivato ieri il provvedimento di revoca delle autorizzazioni per i lavori del MUOS
La resistenza pacifica della gente continua con un mezzo sorriso e con la forte speranza che, a meno di colpi di scena improvvisi e clamorosi, le prossime ore possano sancire un momento cruciale della lunga lotta condotta dagli attivisti contro il MUOS, sempre che gli States non intendano comunque continuare con l’arrogante atteggiamento di sordità e di noncuranza di fronte ai provvedimenti emanati dal nostro paese.
Una lotta pacifica, a lungo etichettata come attivismo regionalista, trascurata dai media nazionali e dalle istituzioni e che ha visto e vede tuttora nel presidio una delle più forti e significative esperienze di cittadinanza attiva, si spera di successo, della nostra storia recente.
Negli ultimi mesi del 2012, un numero sempre crescente di cittadini cominciava a federarsi intorno alla causa No Muos ma è la notte dell’11 gennaio il vero e proprio giro di boa della protesta. Anche chi sino a quel momento si era mostrato distaccato e scettico nei riguardi della mobilitazione, ritenuta persa in partenza per via dei pesi massimi coinvolti, è stato scosso dalla risposta violenta e irrispettosa della sovranità popolare di quella notte, in cui degli agenti antisommossa, inviati dal Governo nazionale, hanno smembrato con la forza i presidi.
Negli ultimi mesi del 2012, un numero sempre crescente di cittadini cominciava a federarsi intorno alla causa No Muos
È nata una rete. Il popolo No Muos è cresciuto sul web, ha valicato i confini siciliani con il passaparola, attraverso momenti di sensibilizzazione e con manifestazioni solidali in varie città della penisola ergendosi, chissà se è un’utopia, a simbolo di un nuovo cammino che lascia delle orme importanti per un’epoca differente, da vivere con il traino dell’attivismo popolare.
Se da un lato è triste pensare come il distacco tra Stato e cittadini inspiegabilmente si faccia sempre più netto e marcato, dall’altro, sprona e stimola prendere coscienza che la partecipazioneindividuale, convinta e mossa da interessi e obiettivi collettivi, possa divenire la nuova via per riappropriarsi di diritti troppo spesso spudoratamente violati.
Le anime del Belpaese sono ancora vive e vivaci. Il paese non è spento nonostante i plurimi tentativi di mutilazione mentale e intellettuale dell’ultimo ventennio. Fare Rete, comunicare velocemente, fare convergere le potenzialità per finalità sociali e per il bene comune può premiare.
È questa consapevolezza che occorre veicolare, che va seminata e coltivata soprattutto tra le nuove generazioni e che è in grado di fare rinascere la fiducia tra i cittadini italiani. Ma per oggi quella fiducia è legata anche ad una firma.