samedi 19 septembre 2026

Maurizio Blondet: La persecuzione della “famiglia del bosco” spiegata bene

https://www.maurizioblondet.it/la-persecuzione-della-famiglia-del-bosco-spiegata-bene/@@@@@@@@@@@@@..I tre fratellini — due gemelli di sette anni e la sorella maggiore di nove — attendevano con trepidazione questo momento da quasi un anno. Dopo dieci mesi di separazione, avrebbero dovuto finalmente rimettere piede nella nuova abitazione dei genitori, Catherine e Nathan, a Palmoli. Un ritorno a casa di poche ore, seppur sotto la rigida vigilanza di un tutor. All’ultimo minuto, però, i servizi sociali hanno bloccato tutto, impedendo ai piccoli di riabbracciare la madre, il padre e persino i loro amati animali domestici. La motivazione ufficiale addotta dagli assistenti parla di “questioni di sicurezza e riservatezza”, un pretesto che ha spezzato nuovamente il cuore dei bambini, privati di un traguardo tanto atteso. Il colloquio è stato così dirottato in un’altra struttura. Sulla vicenda è intervenuto duramente il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, definendo l’accaduto incomprensibile: “La macchina burocratica sembra voler fare tutto tranne che tutelare il benessere dei minori. Si continuano a dilatare i tempi inventando ostacoli ogni volta che si fa un passo avanti, come se i servizi sociali cercassero deliberatamente qualsiasi pretesto per frenare il ricongiungimento familiare”. ..Dietro queste dinamiche emergono forti interessi economici. L’istituto di Vasto che ospita i minori percepisce 7.500 euro mensili, mentre la famiglia d’origine riusciva a crescerli spendendo appena un decimo di quella cifra. I dati del ministero, convalidati dall’Istituto degli Innocenti, mostrano come il sistema degli allontanamenti sia un ingranaggio colossale: oltre 38.000 minorenni vengono sottratti alle famiglie ogni anno, generando una spesa che supera i 100 milioni di euro solo per le rette delle comunità. A questo si aggiunge lo stipendio di 48.000 assistenti sociali e una fitta rete di periti psicologici e medici nominati dai tribunali (Ctu) e dai legali delle parti. Una macchina burocratica mastodontica che spesso fallisce nel suo scopo primario. Nei contesti di reale marginalità, come i campi rom e le baraccopoli dove vivono circa 11.000 minori senza istruzione e spesso spinti alla criminalità sin da piccoli, questo apparato non interviene mai per paura di subire aggressioni. A differenza di tali contesti, Catherine e Nathan hanno assecondato ogni imposizione: hanno lasciato l’abitazione isolata nei boschi, hanno rinunciato all’istruzione parentale (homeschooling) pur essendo un loro diritto, hanno iscritto i figli alla scuola pubblica e hanno spento i riflettori mediatici sulla vicenda. Anche di fronte a quest’ultimo diniego, hanno sofferto in silenzio senza proteste pubbliche. I tre bambini affronteranno il primo giorno di scuola accompagnati dagli assistenti sociali anziché dai genitori, prima di essere ricondotti in comunità. Potranno rivedere la madre e il padre solo tra una settimana, affrontando due ore di viaggio complessive tra Vasto e Palmoli per un breve incontro vigilato, per poi tornare a dormire da soli nelle stanze della struttura. Una vera e propria demolizione del nucleo familiare dettata da posizioni ideologiche. La fase attuale si concluderà il 30 ottobre. A novembre spetterà al tribunale dei minorenni — guidato da una presidente con un passato da parlamentare del Partito Comunista Italiano — stabilire il da farsi. Il 20 novembre segnerà un anno esatto dall’allontanamento dei bambini. Nel frattempo, di fronte alla richiesta del ministero della Giustizia di visionare i fascicoli del caso, la giudice ex deputata ha presentato un esposto al Csm, sostenuta dall’Anm, denunciando una presunta interferenza del governo. Un’opposizione ingiustificata, dato che il controllo degli atti rientra proprio nei doveri del ministero. L’ostruzionismo sul caso fa ipotizzare la volontà di nascondere gli errori originari (l’assistente sociale che ha dato il via all’iter è attualmente sotto indagine) e un pregiudizio contro una madre cattolica di origine australiana, colpevole solo di non essersi conformata al pensiero comune e di aver difeso le proprie convinzioni.