VIGANÒ E BERGOGLIO SONO COLLUSI. DOPO AVER UCCISO LA CHIESA VISIBILE SI SPARTISCONO LA TORTA: BENI, OFFERTE, POTERE
mercredi 24 juin 2015
Putin: "L'economia russa si è stabilizzata" da "Russia.it"
FONTE: http://comunicati.russia.it/putin-l-economia-russa-si-e-stabilizzata.html
Dal Forum economico di San Pietroburgo il Presidente russo usa toni rassicuranti: “Abbiamo riportato la situazione alla normalità. Il nostro bilancio è stabile”
L'economia russa si è stabilizzata, nonostante le sanzioni e il crollo del prezzo del petrolio. Lo ha dichiarato il Presidente della Russia Vladimir Putin dal Forum economico internazionale di San Pietroburgo.
“Ancora alla fine del 2014 ci avevano predetto una crisi profonda, ma questa ipotesi non si è realizzata. Abbiamo riportato la situazione alla normalità e stiamo avanzando fiduciosi superando ogni difficoltà”, ha dichiarato il numero uno del Cremlino. Secondo le sue parole, l'economia del paese ha mantenuto un equilibrio di forze. “Abbiamo un bilancio stabile, il nostro sistema bancario si è adattato alle nuove condizioni, siamo riusciti a consolidare il corso della valuta e a conservare le riserve”, ha aggiunto.
I primi risultati
Secondo quanto detto dal Presidente, le autorità del paese non hanno fatto ricorso ad alcuna limitazione del movimento dei capitali, così come era avvenuto anche nel 2009. “Alle restrizioni esterne non rispondiamo con una chiusura dell'economia, ma al contrario, con una sua ulteriore apertura”, ha spiegato. Ciò facendo, le riserve dei fondi sovrani del paese si sono mantenute praticamente al medesimo livello: il volume del Fondo di riserva è di 76,25 miliardi di dollari, mentre il Fondo nazionale di assistenza sociale ammonta a 75,86 miliardi di dollari.
“L'introduzione delle cosiddette sanzioni ci ha spinto a intensificare il processo di sostituzione dei beni di importazione. Da questo punto di vista, enorme potenziale dimostrano il settore del petrolchimico, l'industria leggera e manifatturiera, il ramo farmaceutico”, ha detto il Presidente russo. Stando alle sue parole, l'essenza del programma di rimpiazzo dei prodotti importati non consiste nel chiudere il mercato, ma nell'imparare a produrre merce di qualità, utilizzando in maniera più effettiva le risorse interne per lo sviluppo.
“La mappa della crescita economica globale sta cambiando: i paesi dell'Asia-Pacifico (ATP) e dell'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) occupano già il quarto posto nell'economia mondiale, questi paesi diverranno il driver per la domanda di prodotti e servizi”, ha affermato Putin. Secondo le sue parole, il rafforzamento della collaborazione con gli stati dell'ATP è condizione indispensabile per lo sviluppo del Lontano Oriente, e già ora nella regione stanno sorgendo territori che anticipano lo sviluppo con un complesso di scelte mirate principalmente a soddisfare gli investitori asiatici. Tuttavia, come ha fatto notare Putin, la collaborazione con i nuovi centri di crescita globale non significa che la Russia presterà meno attenzione ai partner tradizionali. “Noi tendiamo alla cooperazione con tutti coloro che siano pronti a lavorare a condizioni pari - ha detto -. La Russia è aperta a qualsiasi interazione, un simile dialogo risponde ad interessi comuni”.
Il lavoro per il futuro
“Le misure operative di sostegno all'economia e al sistema finanziario hanno funzionato e ora ci concentreremo sul piano di una lunga crescita, al fine di assicurare all'indomani il flusso di investimenti e il miglioramento del clima degli affari”, ha spiegato Putin. Perché ciò si realizzi, per i prossimi quattro anni in Russia sono state già stabilite le aliquote d'imposta. Con questo, Vladimir Putin ha già promesso di fornire nuovi incentivi per le compagnie emergenti: in particolare, nel paese sono già state fissate agevolazioni fiscali per le nuove piccole imprese, come per le imprese greenfield ventures che avviano ex novo un'attività produttiva. Secondo le parole di Vladimir Putin, unitamente a queste misure, le autorità russe aumenteranno la trasparenza delle compagnie russe “affinché la nostra giurisdizione nazionale sia concorrenziale, è necessario fare un passo avanti. Per questo ci occorre capire con quanta efficacia operino questi provvedimenti”, ha dichiarato il Presidente.
Vladimir Putin ha elencato alcune delle riforme che verranno lanciate prossimamente nel paese. Innanzitutto, sulla base di una delle più grandi università russe sorgerà un centro per lo sviluppo delle nuove strategie di gestione: trattasi della formazione di un nuovo livello per impiegati e rappresentanti del business. In secondo luogo, in tutte le regioni russe verranno creati uffici di progettazione che si occuperanno del miglioramento delle condizioni per lo sviluppo di un ambiente affaristico. In terzo luogo, le autorità russe procederanno a un massiccio rinnovamento delle industrie. In particolare, dal 2019 diventerà obbligatoria per tutte le industrie l'introduzione delle più moderne tecnologie disponibili. “Le compagnie russe dovranno, come risultato, occupare posti da leader in quei settori che possono determinare il futuro”, ha concluso il capo di Stato.
PTV News 24 giugno 2015 - I pericolosi giochi di guerra della Nato
Pubblicato il 24 giu 2015
Il ministro della difesa americano Ashton B. Carter incontra oggi e domani i suoi omologhi europei a Bruxelles. Per dir loro due cose: basta con le missioni lontano da casa (Balcani, Corno d’Africa, Afganistan) e basta con i tagli alla spesa militare. Secondo il Pentagono il nemico adesso è vicino, la Russia, e occorre riarmarsi fino ai denti per scongiurare l’invasione. Su con la spesa militare dunque.
L'impero del Caos: Il nostro vero nemico è il grande alleato. 24/06/2015 Di M. Blondet - Dalla pagina FB di oggi di Salvo Mandarà.
Leggi questo basilare articolo di Maurizio Blondet qui:
http://www.thelivingspirits.net/cospirazioni-contro-lumanita/l-impero-del-caos-il-nostro-vero-nemico-e-il-grande-alleato.html
Qui l'articolo di Blondet "originale" in inglese:
http://www.maurizioblondet.it/our-real-enemy-is-our-greatest-ally-the-ultimate-proof/
(...) (MB) Grazie ad un amico che l’ha tradotto, posso postare in inglese un mio articolo apparso il 20 aprile su Effedieffe,a proposito di un discorso capitale tenuto da George Friedman, di Stratfor. E’ un testo importante per capire qual è il progetto: l’Impero del Caos. Al testo faccio seguire quello in italiano.
http://www.thelivingspirits.net/cospirazioni-contro-lumanita/l-impero-del-caos-il-nostro-vero-nemico-e-il-grande-alleato.html
Qui l'articolo di Blondet "originale" in inglese:
http://www.maurizioblondet.it/our-real-enemy-is-our-greatest-ally-the-ultimate-proof/
(...) (MB) Grazie ad un amico che l’ha tradotto, posso postare in inglese un mio articolo apparso il 20 aprile su Effedieffe,a proposito di un discorso capitale tenuto da George Friedman, di Stratfor. E’ un testo importante per capire qual è il progetto: l’Impero del Caos. Al testo faccio seguire quello in italiano.
«Per gli Stati Uniti la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli»: così George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio, e di cui pubblichiamo qui il video con la nostra traduzione integrale (dal parlato inglese). Vale la pena di mostrarlo con la dovuta attenzione, perché merita la più ampia diffusione.
Friedman, che è un ebreo nato a Budapest nel 1946, è un uomo dello ‘Stato profondo’ americano-militarista: docente all’US Army War College, studioso alla National Defense University e alla RAND (il megafono del sistema militare-industriale), esprime qui con inaudita franchezza la strategia che seguirà Washington per mantenere il predominio mondiale. In questa strategia, l’Europa è una pedina, e uno strumento, di cui Friedman parla con infinito disprezzo.
L’arma usata, sarà la destabilizzazione: in Ucraina è ciò che abbiamo già fatto in Afghanistan.
L’arma usata, sarà la destabilizzazione: in Ucraina è ciò che abbiamo già fatto in Afghanistan.
“Abbandoniamo ogni velleità di instaurare la democrazia; una volta destabilizzato il Paese, noi abbiamo compiuto il nostro lavoro.”.. (...)
L'oro di Pechino - PTV speciale, Il tempo che resta PandoraTV
Pubblicato il 23 giu 2015
Un estratto dal secondo seminario "Il tempo che resta". Giulietto Chiesa illustra le contromisure che le potenze mondiali stanno prendendo per affrontare una eventuale crisi del dollaro.
mardi 23 juin 2015
Intervista con Giovanni Caianiello – Ufficiale Aeronautica Militare a ri...
Pubblicato il 22 giu 2015
Questo video è a bassa risoluzione e con una retinatura "anti furbetti". Per la versione originale clicca qui:
http://salvo5puntozero.tv/intervista-...
http://WWW.SALVO5PUNTOZERO.TV
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Al cantiere tutti insieme. Marcia No Tav 28.06.2015. Pandora TV
Pubblicato il 23 giu 2015
Negli ultimi dieci anni il trasporto di merci su rotaia si è dimezzato. Ma si insiste con un cantiere inutile, che divora risorse pubbliche.
Un metro di Tav costa quanto 3 ambulanze (158.712 €). Con 100 metri (15 milioni di euro) si potrebbero mettere in sicurezza decine di scuole. Con un chilometro (159 milioni di euro) costruire un ospedale. Bastano questi numeri per motivare l’iniziativa di domenica 28 Giugno a Chiomonte. L'analisi di Alberto Melotto.
Un metro di Tav costa quanto 3 ambulanze (158.712 €). Con 100 metri (15 milioni di euro) si potrebbero mettere in sicurezza decine di scuole. Con un chilometro (159 milioni di euro) costruire un ospedale. Bastano questi numeri per motivare l’iniziativa di domenica 28 Giugno a Chiomonte. L'analisi di Alberto Melotto.
E intanto... da "informare.over-blog" - Le foto sono di questa mattina. Sono state scattate a Olsztyn nel Nord-Est della Polonia. Numerose tradotte cariche di mezzi corazzati si dirigono verso la frontiera con l'Ucraina...
Le foto sono di questa mattina. Sono state scattate a Olsztyn nel Nord-Est della Polonia. Numerose tradotte cariche di mezzi corazzati si dirigono verso la frontiera con l'Ucraina...
Vai sul sito fonte:
Juno III - Coscienza Comprensione - Controllo Mnemotecnico.
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lundi 22 juin 2015
Un qualificato Maggiore Generale dell'esercito dell'Ucraina è passato dalla parte della Repubblica popolare del Donezk - da Russia.it
Nelle fila della milizia del Donbass è arrivato un ulteriore prezioso rifornimento di ufficiali ucraini che sempre più spesso entrano nell'esercito della RPD per combattere gli ex compagni e commilitoni. L'ennesimo militare ucraino che è stato deluso dai metodi punitivi di intervento nel sud-est del paese da parte delle autorità di Kiev è stato l'aiutante del Ministro della difesa dell'Ucraina, il generale Aleksandr Kolomiez
«Sono un Maggiore Generale delle forze armate dell'Ucraina Kolomiez Aleksandr Vjacheslavovich, il mio ultimo incarico - aiutante del Ministro della difesa dell'Ucraina, capo analista militare», — ha detto Kolomiez. E' l'ex comandante della regione militare di Donezk, ruolo che ha ricoperto per 19 anni.
«Lavorerò per il bene della Repubblica popolare del Donezk», ha sottolineato il Maggiore Generale.
Temendo la reazione delle autorità dell'Ucraina, Kolomiez ha portato con sé da Kiev tutta la sua famiglia. Il Maggiore generale ha riferito che molti militari ucraini, fra cui anche generali militari, vogliono passare dalla parte delle Repubbliche popolari e che per tutto il periodo delle operazioni militari nel Donbass, già centinaia di militari - soldati ufficiali - hanno disertato Kiev.
«Molti ufficiali dell'esercito ucraino chiamati alle armi vogliono tornare indietro — ha detto il generale. Ma hanno paura che non li lasciano andare. Per il momento stanno trattando,ma credo che prossimamente se ne torneranno indietro».
Secondo Kolomiez le attività nella zona del conflitto mostrano solamente unità militari punitive. «E chi combatte? Solo i volontari delle unità nazionaliste».
Egli in particolare ha sottolineato come l'esercito in questo contesto, maturi un malcontento infinito. «Dirò una cosa: a breve nelle forze armate dell'Ucraina inizierà la rivolta. Gli ufficiali non capiscono i comandi di uccidere i civili. Questo lo vedremo da qualche parte intorno all'autunno. Tutti si rivolteranno», ha concluso l'ex aiutante del Ministro della difesa dell'Ucraina.
In precedenza alla Repubblica popolare di Lugansk (RPL) sono passati il responsabile delle Dogane di Lugansk, Oleg Chernousov, l'agente del Servizio Investigativo interno Aleksej Miroshnichenko e suo fratello, nonché un addetto dell'ambasciata dell'Ucraina in Francia Jurij Miroshnichenko.
PS. Il Generale naturalmente ha fatto bene, ma ha fatto trascorrere un anno di crimini di guerra prima di passare dalla parte giusta. Dal punto di vista della propaganda queste defezioni sono di certo utili, in quanto dimostrano che i tradimenti continuano
La verità è ancora una volta cercano di replicare il vecchio mucchio di bugie, che combattono solo i punitori e che l’esercito presumibilmente non c’entra anche se su tutta la linea del fronte i bombardamenti avvengono di solito con i pezzi di artiglieria dell’esercito. Il bombardamento di Pesk cominciò di proposito dopo che i locali pravoseki vennero sostituiti con la 93° brigata meccanizzata. La carneficina di Mar’inka del 3 giugno è iniziata da parte della 28° brigata dell’esercito. Si capisce che è così che si tenta di sbiancare immagine dell’esercito, ma è inconcludente.
Pour replacer l'Humain au coeur des entreprises | Florence Benichoux | TEDxChampsElyseesWomen TEDx Talks
Pubblicato il 22 giu 2015
Florence Benichoux began his career as a doctor saving lives. Would she have forgotten the urgency of its initial struggle by devoting his energy to the quality of work life? Appearances are deceptive: Florence Benichoux is fighting to save our lives damaged by the work. "I began by caring individuals and now I care organizations. ".
Entrepreneur doctor, passionate human, which seeks to understand and address the causes of our illnesses and even better to prevent them.
Inventor of the HQH method to reveal the High Quality Human © slumbering in our organizations.
A worked in the world of individual health initially and now in the world of health. "I began by caring individuals, today I care organizations."
"I beat that one does not lose his life to win. And the work we do, each at our level, contributes to flourish and grow worldwide. "
Co-Founder of BETTER HUMAN Cie -Paris and Toulouse
Author of "What if we worked other? "Ed. 2014 EYROLLES
This talk was given at a TEDx event using the TED conference format but independently organized by a local community. Learn more at http://ted.com/tedx
Entrepreneur doctor, passionate human, which seeks to understand and address the causes of our illnesses and even better to prevent them.
Inventor of the HQH method to reveal the High Quality Human © slumbering in our organizations.
A worked in the world of individual health initially and now in the world of health. "I began by caring individuals, today I care organizations."
"I beat that one does not lose his life to win. And the work we do, each at our level, contributes to flourish and grow worldwide. "
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This talk was given at a TEDx event using the TED conference format but independently organized by a local community. Learn more at http://ted.com/tedx
C
PTV News 22 giugno 2015 – Sanzioni: la UE conferma, ma la Farnesina frena. - Pandora TV
Guarda qui il video:
https://youtu.be/iS0z7_UywWo
E’ ufficiale: la UE ha confermato oggi le sanzioni alla Russia. Gentiloni: “Mosca resta partner cruciale su Libia e Siria”. Da Kiev McCain promette gas USA a Ucraina e Europa. Nel 2016 dagli USA armi per 300miloni di dollari a Kiev. (232)
https://youtu.be/iS0z7_UywWo
E’ ufficiale: la UE ha confermato oggi le sanzioni alla Russia. Gentiloni: “Mosca resta partner cruciale su Libia e Siria”. Da Kiev McCain promette gas USA a Ucraina e Europa. Nel 2016 dagli USA armi per 300miloni di dollari a Kiev. (232)
Sergej Lavrov: la Russia risponderà alle azioni di Francia e Belgio come uno "specchio" adendo le vie legali - Da Russia.it
Sergej Lavrov: la Russia risponderà alle azioni di Francia e Belgio come uno "specchio" adendo le vie legali
Mosca risponderà come uno specchio al sequestro delle proprietà statali russe all’estero. Questo ha dichiarato oggi il Capo del nostro Ministero degli Esteri Sergej Lavrov al forum Economico di San Pietroburgo.
Secondo il Ministro, come riportano le agenzie di stampa, le cause dei sequestri europei delle proprietà statali russe saranno portate nei tribunali russi. Tuttavia, Sergej Lavrov ha espresso la speranza che la parte europea in questa storia riesca ancora ad esercitare il buon senso.
"Questa è la più volgare violazione di tutte le Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Ora noi, prima di tutto, dobbiamo rispondere specularmente a ciò che fanno a noi. Spero che il buon senso prevalga almeno in relazione alle ambasciate e alle altre nostre istituzioni diplomatiche. E non avremo bisogno di creare la stessa situazione per l'ambasciata del Belgio nella Federazione Russa. Per quanto riguarda le società a compartecipazione statale, anch’esse finite sotto queste illegittime decisioni, si dovrà adire le vi legali. Ed i nostri tribunali, spero, emaneranno delle sentenze che permetterà allo Stato russo di sequestrare, sul nostro territorio, le proprietà di quei paesi che l’hanno fatto a noi, alle nostre proprietà statali"- ha detto Sergej Lavrov.
Belgi e francesi gli hanno congelato i beni ed i conti di una serie di società russe, in relazione alla decisione della Corte Arbitrale dell'Aia. Nel mese di luglio questa aveva ordinato alla Russia di pagare circa 50 miliardi di dollari ad un’azienda affiliata alla Yukos. Su questo, come ha più volte sottolineato il nostro Ministero della Giustizia, la sentenza sono palesemente in contraddizione con le conclusioni della Corte di giustizia europea, la quale ha sentenziato, per ben due volte, come la Yukos (prima della nazionalizzazione e quando era di proprietà del ricorrente ndt) aveva commesso una massiccia evasione fiscale.
In precedenza, la sentenza era stata criticata anche dal responsabile del Ministero dello Sviluppo economico Aleksej Uljukaev. Questi, a margine del Forum di San Pietroburgo, ha sottolineato che la Russia esclude categoricamente la possibilità di riconoscere alcunché agli ex azionisti della compagnia petrolifera. Secondo l'assistente del Presidente Andrej Belousov le azioni del Belgio e della Francia sono eminentemente politicizzate.
Le ragioni dei NO TAV - Torino, #21f 2015 di Chiara Tolomelli PandoraTV
Pubblicato il 22 giu 2015
LE RAGIONI DEI NO TAV (E QUELLE PER CUI TUTTI GLI ITALIANI SONO COINVOLTI) - di Chiara Tolomelli
Una breve analisi dei motivi per cui tutti gli italiani dovrebbero interessarsi alla questione TAV.
Da dove vengono sottratte le risorse per la costruzione della linea Torino-Lione? Quali sono gli interessi che si nascondono dietro a questa grande opera inutile? Quali danni all'ambiente e alla salute subirà il popolo della Valsusa a causa dei lavori? Quali le violenze e le ingiustizie che sono subiscono coloro che si oppongono alla costruzione del TAV?
Il video è stato girato a Torino il 21 febbraio 2015, mentre si svolgeva una grande manifestazione nazionale NO TAV.
Una breve analisi dei motivi per cui tutti gli italiani dovrebbero interessarsi alla questione TAV.
Da dove vengono sottratte le risorse per la costruzione della linea Torino-Lione? Quali sono gli interessi che si nascondono dietro a questa grande opera inutile? Quali danni all'ambiente e alla salute subirà il popolo della Valsusa a causa dei lavori? Quali le violenze e le ingiustizie che sono subiscono coloro che si oppongono alla costruzione del TAV?
Il video è stato girato a Torino il 21 febbraio 2015, mentre si svolgeva una grande manifestazione nazionale NO TAV.
La guerra ambientale è in atto - Intervento di Antonio Mazzeo - da nogeoingegneria
Pubblicato il 21 giu 2015
Intervento di Antonio Mazzeo alla conferenza di Firenze del 27 Ottobre 2012.
dimanche 21 juin 2015
WaveOfActionItaly 20062015 - Salvo Mandarà
Pubblicato il 20 giu 2015
Questo video è a bassa risoluzione e con una retinatura "anti furbetti". Per la versione originale clicca qui:
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Blog: http://www.salvomandara.it/
"I BRACIERI" da maal52TV
Pubblicato il 20 giu 2015
Le provocazioni contro la Russia si susseguono e le persone meno distratte si domandano quanto potrà reggere questo gioco alla guerra voluto dall'imperialismo americano. L'informazione – come al solito – è la massima responsabile.
GRECIA: IL POPOLO IN PIAZZA PER SOSTENERE IL GOVERNO NEL BRACCIO DI FERRO CON L’EUROPA DEI TIRANNI.Da "AltraRealtà"
FONTE:
http://altrarealta.blogspot.it/2015/06/grecia-il-popolo-in-piazza-per.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+AltraRealta+(ALTRA+REALTA%27)
Manifestazione in serata ad Atene, davanti al parlamento, a sostegno della posizione del governo greco di fronte ai creditori.
Per Syriza, il raduno è un messaggio contro i ricatti e la paura.
“”Neanche un passo indietro” e “Demoliamo l’austerità”, le parole d’ordine dell’iniziativa, cui hanno partecipato almeno 7000 persone, secondo la polizia. Tra la folla anche i ministri del lavoro e dell’Interno greci e rappresentanti delle sinistre di vari paesi.
Manifestazioni sono state organizzate anche in altre città greche e straniere.
Intanto il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier greco Alexis Tsipras si sono parlati al telefono e si sarebbero accordati per tenere un nuovo incontro. Domani l’attesa riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo, dalla quale però – secondo il ministro delle Finanze greco Varoufakis – non uscirà un accordo.
L’ala dura di Syriza ha pronto il piano per il ritorno alla Dracma
L’ala dura di Syriza, il partito del premier greco Tsipras, sta preparando un piano per il default e il ritorno alla Dracma in caso i negoziati con i creditori falliscano. Lo riporta Rt.com. Si tratterebbe, secondo l’emittente russa, di un piano di default sul debito simile a quello adottato durante la crisi del 2008 dall’Islanda, insieme alla nazionalizzazione del sistema bancario greco. Una parte di Syriza considera inutili i negoziati con i creditori e ha intenzione di istituire una banca centrale sovrana che sia la base di un nuovo sistema finanziario. Secondo il Telegraph è possibile adottare una doppia moneta, ma violerebbe i termini dell’appartenenza all’Eurozona, che prevedono il ritorno alla vecchia valuta greca, la dracma.
Il modello islandese
Gli autori del piano di default hanno preso come modello lo scenario a cui abbiamo assistito in Islanda, al culmine della crisi del 2008: Reykjavík ha nazionalizzato le tre maggiori banche, dichiarato default, vietato il trasferimento di capitali all’estero e svalutato la moneta. Dopodiché l’economia del paese nordico ha fatto passi da gigante e le misure adottate dal governo hanno ricevuto l’approvazione del Fondo Monetario Internazionale. L’Islanda aveva però ricevuto l’aiuto dell’FMI e dei paesi scandinavi, mentre l’UE si sta rifiutando di fornire ulteriori crediti ad Atene, a meno che non metta in atto nuove politiche d’austerità. Se il governo Tsipras dovesse accettare i termini imposti dalla Troika di creditori (Commissione europea, Banca Centrale europea e Fondo monetario internazionale) verrebbe meno alle promesse fatte ai propri elettori. Il premier greco ha però affermato che non verrà a compromessi su taglio delle pensioni o aumento delle tasse.
FONTE
http://www.tzetze.it/redazione/2015/06/i_greci_scendono_in_piazza_contro_i_creditori/
http://altrarealta.blogspot.it/
http://altrarealta.blogspot.it/2015/06/grecia-il-popolo-in-piazza-per.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+AltraRealta+(ALTRA+REALTA%27)
GRECIA: IL POPOLO IN PIAZZA PER SOSTENERE IL GOVERNO NEL BRACCIO DI FERRO CON L’EUROPA DEI TIRANNI. TSIPRAS PRONTO PER IL RITORNO ALLA DRACMA
finirà con il sangue l unione europeaManifestazione in serata ad Atene, davanti al parlamento, a sostegno della posizione del governo greco di fronte ai creditori.
Per Syriza, il raduno è un messaggio contro i ricatti e la paura.
“”Neanche un passo indietro” e “Demoliamo l’austerità”, le parole d’ordine dell’iniziativa, cui hanno partecipato almeno 7000 persone, secondo la polizia. Tra la folla anche i ministri del lavoro e dell’Interno greci e rappresentanti delle sinistre di vari paesi.
Manifestazioni sono state organizzate anche in altre città greche e straniere.
Intanto il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker e il premier greco Alexis Tsipras si sono parlati al telefono e si sarebbero accordati per tenere un nuovo incontro. Domani l’attesa riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo, dalla quale però – secondo il ministro delle Finanze greco Varoufakis – non uscirà un accordo.
L’ala dura di Syriza ha pronto il piano per il ritorno alla Dracma
L’ala dura di Syriza, il partito del premier greco Tsipras, sta preparando un piano per il default e il ritorno alla Dracma in caso i negoziati con i creditori falliscano. Lo riporta Rt.com. Si tratterebbe, secondo l’emittente russa, di un piano di default sul debito simile a quello adottato durante la crisi del 2008 dall’Islanda, insieme alla nazionalizzazione del sistema bancario greco. Una parte di Syriza considera inutili i negoziati con i creditori e ha intenzione di istituire una banca centrale sovrana che sia la base di un nuovo sistema finanziario. Secondo il Telegraph è possibile adottare una doppia moneta, ma violerebbe i termini dell’appartenenza all’Eurozona, che prevedono il ritorno alla vecchia valuta greca, la dracma.
Il modello islandese
Gli autori del piano di default hanno preso come modello lo scenario a cui abbiamo assistito in Islanda, al culmine della crisi del 2008: Reykjavík ha nazionalizzato le tre maggiori banche, dichiarato default, vietato il trasferimento di capitali all’estero e svalutato la moneta. Dopodiché l’economia del paese nordico ha fatto passi da gigante e le misure adottate dal governo hanno ricevuto l’approvazione del Fondo Monetario Internazionale. L’Islanda aveva però ricevuto l’aiuto dell’FMI e dei paesi scandinavi, mentre l’UE si sta rifiutando di fornire ulteriori crediti ad Atene, a meno che non metta in atto nuove politiche d’austerità. Se il governo Tsipras dovesse accettare i termini imposti dalla Troika di creditori (Commissione europea, Banca Centrale europea e Fondo monetario internazionale) verrebbe meno alle promesse fatte ai propri elettori. Il premier greco ha però affermato che non verrà a compromessi su taglio delle pensioni o aumento delle tasse.
FONTE
http://www.tzetze.it/redazione/2015/06/i_greci_scendono_in_piazza_contro_i_creditori/
http://altrarealta.blogspot.it/
Tsipras: la Grecia “attraversa la tempesta per raggiungere porti nuovi e più sicuri” - da Russia.it
Vorrei ringraziare gli organizzatori per il grande onore di invitarmi a partecipare a questo importante evento, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo. Molti di voi si chiederanno perché mi trovo qui, oggi, e non a Bruxelles a negoziare. Sia come sia sono qui, ed il motivo è che un Paese che vuole esaminare ed esplorare le possibilità di realizzare dei risultati, deve avere una politica multi dimensionale e intrattenere rapporti con le nazioni che al momento giocano un ruolo chiave nello sviluppo economico globale.
La situazione economica prodotta dall’esplosione della crisi globale del 2008 ci ha consegnato un mondo molto cambiato. In Europa abbiamo vissuto a lungo nell’illusione di vivere al centro del mondo, prestando attenzione alle novità oltre confine che avvenivano oltre le nostre immediate vicinanze, solo se si realizzavano sull’altra sponda dell’Atlantico.
E tuttavia, il centro economico del mondo, nel frattempo, si è spostato. Nuove potenze emergenti hanno un ruolo di crescente importanza sia sul piano economico che su quello geopolitico. Le relazioni internazionali stanno acquisendo una forma sempre più multipolare. Il ruolo del G20, il consolidamento della cooperazione regionale in Asia, America Latina ed Africa, così come il rafforzarsi della cooperazione fra paesi del BRICS costituiscono altrettante prove irrefutabili dell’emergere di una nuova economia mondiale.
Oltre a queste realtà, l’Unione Eurasiatica, questo progetto relativamente nuovo, inteso a realizzare una integrazione economica regionale, è potenzialmente un altra fonte di produzione di benessere e di potenza economica.
Comunque, questi cambiamenti non portano da soli ad un mondo più pacifico e più stabile. Le sfide sociali esistenti, come la povertà, la disoccupazione e la marginalizzazione sociale, rimangono irrisolte, mentre conflitti regionali, crisi e tensioni si intensificano nel Medio Oriente, in Africa e nella regione del Mar Nero. E, sotto questo aspetto, la grande sfida di questa nuova era consiste nel verificare se questo spostamento del centro di gravità economico globale genererà nuove possibilità per dare delle risposte a queste sfide e disuguaglianze sociali globali, o se al contrario accelererà la rotta incontrollata dell’economia globale, correttamente descritta come “economia – casinò” dall’ex Presidente della Commissione Europea Jacque Delors, poco prima del fragoroso collasso economico del 2008.
Per i vecchi centri finanziari, particolarmente per l’Europa ed il mondo occidentale, la sfida consisterà nella scelta fra una reazione positiva ai nuovi cambiamenti, consistente nella costruzione di ponti di cooperazione con il mondo emergente, e, in alternativa, rimanere arroccati alle vecchie dottrine, alzando nuovi muri di conflitti geopolitici.
La crisi in Ucraina, per esempio, ha aperto una nuova ferita di destabilizzazione nel cuore dell’Europa, cattivo presagio per gli sviluppi globali. Invece di maggiori cooperazioni economiche e politiche nella regione, assistiamo ad un ritorno della obsoleta Guerra Fredda, che a sua volta innesca un ciclo di retorica aggressiva, militarizzazione e sanzioni commerciali.
Questo circolo vizioso deve finire prima possibile; le iniziative diplomatiche, come l’applicazione degli accordi di Minsk, sono apprezzabili e devono essere sostenute.
Il mio Paese, la Grecia, si trova nel centro geopolitico di molte di queste crisi e tensioni; ad ogni modo ha mantenuto il suo ruolo di polo di stabilità e sicurezza nella regione. Come Paese europeo, mediterraneo e balcanico, così come appartenente alle vicinanze del grande Mar Nero, la Grecia vuole essere un ponte di cooperazione nella regione. Vuole diventare un nodo di investimenti, commercio, cooperazione energetica, trasporti, turismo, scambi culturali e di istruzioni all’incrocio di tre continenti. Vogliamo trarre vantaggio della nostra partecipazione a tutti le istituzioni internazionali a cui partecipiamo come Paese europeo. Mentre rispettiamo in pieno il nostro impegno in quanto tali, noi cerchiamo anche attivamente di diventare un ponte di cooperazione nella nostra regione ed oltre, con i nostri tradizionali amici, come la Russia, ma anche con nuove organizzazioni regionali e globali.
Naturalmente, come senz’altro siete a conoscenza, al momento ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta. Ma siamo gente di mare, siamo esperti della furia degli elementi e non temiamo di navigare su acque profonde, in nuovi mari, per raggiungere porti nuovi e più sicuri.
Amici,
il problema che noi, e i nostri interlocutori nell’Unione Europea ci troviamo ad affrontare ha come cardine gli sviluppi che ho descritto. L’Unione Europea, di cui la Grecia è membro, deve riscoprire la sua vera rotta ritornando ai suoi principi ed alle sue dichiarazioni istitutive: la solidarietà, la democrazia e la giustizia sociale. Questo, tuttavia, sarà impossibile, se l’Unione Europea continua con le politiche di austerità e di distruzione della coesione sociale, che provocano solo ulteriori recessioni.
Non prendiamoci in giro: il cosiddetto problema greco non è affatto un problema greco. E’ un problema europeo. Il problema non è la Grecia. E’ l’Eurozona, ed è un problema strutturale.
E la domanda è se la l’Unione Europa lascerà spazio per la crescita, la coesione sociale e la prosperità. Se lascerà campo alla politiche di solidarietà invece che a quelle che impongono vicoli ciechi e progetti fallimentari.
Cari Amici,
l’emergere di un nuovo mondo multipolare sarà davvero innovativo e pionieristico solo se riusciamo a liberarlo dai problemi chiave che alimentano la crisi globale. Ma questo non può realizzarsi, non è mai accaduto nella storia, senza decisioni coraggiose. Non possiamo andare avanti in questo nuovo mondo trascinandoci il fardello dei vecchi errori. Altrimenti saremo condannati a ripeterli e continueremo a fallire, mentre la sfida per noi è cambiare per avere successo. Per fronteggiare nuove sfide e superarle. Grazie tante.
http://sakeritalia.it/europa/tsipras-la-grecia-cerca-porti-piu-sicuri/
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La situazione economica prodotta dall’esplosione della crisi globale del 2008 ci ha consegnato un mondo molto cambiato. In Europa abbiamo vissuto a lungo nell’illusione di vivere al centro del mondo, prestando attenzione alle novità oltre confine che avvenivano oltre le nostre immediate vicinanze, solo se si realizzavano sull’altra sponda dell’Atlantico.
E tuttavia, il centro economico del mondo, nel frattempo, si è spostato. Nuove potenze emergenti hanno un ruolo di crescente importanza sia sul piano economico che su quello geopolitico. Le relazioni internazionali stanno acquisendo una forma sempre più multipolare. Il ruolo del G20, il consolidamento della cooperazione regionale in Asia, America Latina ed Africa, così come il rafforzarsi della cooperazione fra paesi del BRICS costituiscono altrettante prove irrefutabili dell’emergere di una nuova economia mondiale.
Oltre a queste realtà, l’Unione Eurasiatica, questo progetto relativamente nuovo, inteso a realizzare una integrazione economica regionale, è potenzialmente un altra fonte di produzione di benessere e di potenza economica.
Comunque, questi cambiamenti non portano da soli ad un mondo più pacifico e più stabile. Le sfide sociali esistenti, come la povertà, la disoccupazione e la marginalizzazione sociale, rimangono irrisolte, mentre conflitti regionali, crisi e tensioni si intensificano nel Medio Oriente, in Africa e nella regione del Mar Nero. E, sotto questo aspetto, la grande sfida di questa nuova era consiste nel verificare se questo spostamento del centro di gravità economico globale genererà nuove possibilità per dare delle risposte a queste sfide e disuguaglianze sociali globali, o se al contrario accelererà la rotta incontrollata dell’economia globale, correttamente descritta come “economia – casinò” dall’ex Presidente della Commissione Europea Jacque Delors, poco prima del fragoroso collasso economico del 2008.
Per i vecchi centri finanziari, particolarmente per l’Europa ed il mondo occidentale, la sfida consisterà nella scelta fra una reazione positiva ai nuovi cambiamenti, consistente nella costruzione di ponti di cooperazione con il mondo emergente, e, in alternativa, rimanere arroccati alle vecchie dottrine, alzando nuovi muri di conflitti geopolitici.
La crisi in Ucraina, per esempio, ha aperto una nuova ferita di destabilizzazione nel cuore dell’Europa, cattivo presagio per gli sviluppi globali. Invece di maggiori cooperazioni economiche e politiche nella regione, assistiamo ad un ritorno della obsoleta Guerra Fredda, che a sua volta innesca un ciclo di retorica aggressiva, militarizzazione e sanzioni commerciali.
Questo circolo vizioso deve finire prima possibile; le iniziative diplomatiche, come l’applicazione degli accordi di Minsk, sono apprezzabili e devono essere sostenute.
Il mio Paese, la Grecia, si trova nel centro geopolitico di molte di queste crisi e tensioni; ad ogni modo ha mantenuto il suo ruolo di polo di stabilità e sicurezza nella regione. Come Paese europeo, mediterraneo e balcanico, così come appartenente alle vicinanze del grande Mar Nero, la Grecia vuole essere un ponte di cooperazione nella regione. Vuole diventare un nodo di investimenti, commercio, cooperazione energetica, trasporti, turismo, scambi culturali e di istruzioni all’incrocio di tre continenti. Vogliamo trarre vantaggio della nostra partecipazione a tutti le istituzioni internazionali a cui partecipiamo come Paese europeo. Mentre rispettiamo in pieno il nostro impegno in quanto tali, noi cerchiamo anche attivamente di diventare un ponte di cooperazione nella nostra regione ed oltre, con i nostri tradizionali amici, come la Russia, ma anche con nuove organizzazioni regionali e globali.
Naturalmente, come senz’altro siete a conoscenza, al momento ci troviamo nel bel mezzo di una tempesta. Ma siamo gente di mare, siamo esperti della furia degli elementi e non temiamo di navigare su acque profonde, in nuovi mari, per raggiungere porti nuovi e più sicuri.
Amici,
il problema che noi, e i nostri interlocutori nell’Unione Europea ci troviamo ad affrontare ha come cardine gli sviluppi che ho descritto. L’Unione Europea, di cui la Grecia è membro, deve riscoprire la sua vera rotta ritornando ai suoi principi ed alle sue dichiarazioni istitutive: la solidarietà, la democrazia e la giustizia sociale. Questo, tuttavia, sarà impossibile, se l’Unione Europea continua con le politiche di austerità e di distruzione della coesione sociale, che provocano solo ulteriori recessioni.
Non prendiamoci in giro: il cosiddetto problema greco non è affatto un problema greco. E’ un problema europeo. Il problema non è la Grecia. E’ l’Eurozona, ed è un problema strutturale.
E la domanda è se la l’Unione Europa lascerà spazio per la crescita, la coesione sociale e la prosperità. Se lascerà campo alla politiche di solidarietà invece che a quelle che impongono vicoli ciechi e progetti fallimentari.
Cari Amici,
l’emergere di un nuovo mondo multipolare sarà davvero innovativo e pionieristico solo se riusciamo a liberarlo dai problemi chiave che alimentano la crisi globale. Ma questo non può realizzarsi, non è mai accaduto nella storia, senza decisioni coraggiose. Non possiamo andare avanti in questo nuovo mondo trascinandoci il fardello dei vecchi errori. Altrimenti saremo condannati a ripeterli e continueremo a fallire, mentre la sfida per noi è cambiare per avere successo. Per fronteggiare nuove sfide e superarle. Grazie tante.
http://sakeritalia.it/europa/tsipras-la-grecia-cerca-porti-piu-sicuri/
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samedi 20 juin 2015
Giulietto Chiesa intervista Bill Ritter - La strada per Parigi
Pubblicato il 19 giu 2015
L'intervista di Giulietto Chiesa al consigliere di Obama sulle questioni climatiche. Da non perdere.
vendredi 19 juin 2015
Per vedere il video, vai sul portale di Youtube, cerca (nella finestra in alto) Telecolor, clicca su Telecolor nei risultati e infine, sempre in alto, sulla voce "video" - Migliaia di alberi abbattuti a Palermo per metropolitana e ferrovia
Per vedere il video, vai sul portale di Youtube, cerca (nella finestra in alto) Telecolor, clicca su Telecolor nei risultati e infine, sempre in alto, sulla voce "video"
jeudi 18 juin 2015
PTV News 18 Giugno - I burocrati a Bruxelles confermano le sanzioni a Mosca
Nonostante le pressioni dei falchi USA per un inasprimento, Bruxelles trova il compromesso in una proroga di sei mesi delle sanzioni alla Russia. Ma oggi a San Pietroburgo l'industria mondiale cerca la quadra con Putin. Per l'Italia l'obiettivo è sbloccare contratti per 4 miliardi. Parte oggi la crociata ambientale del Vaticano. L'enciclica di Bergoglio sul cambiamento climatico turba la corsa alla Casa Bianca dei petrolieri repubblicani. |
Il punto di Giulietto Chiesa: "L'Enciclica, un' arma da studiare e da usare
Giulietto Chiesa commenta il significato politico dell'enciclica "Laudato si'" appena pubblicata.
La strada per Parigi - intervento di T. Vinciguerra - Pontificio consiglio di giustizia e pace
Pubblicato il 18 giu 2015
In coincidenza con pubblicazione ufficiale dell'Enciclica papale, pubblichiamo l'intervento di Tebaldo Vinciguerra del Pontificio Consiglio per la pace e la giustizia al Rome Symposium.
L’imprenditore-usuraio incastrato dal biglietto di un suicida torna dietro le sbarre | QuiCosenza.it
L’imprenditore-usuraio incastrato dal biglietto di un suicida torna dietro le sbarre | QuiCosenza.it
(...)Prima di spararsi Giuseppe Perfetti lasciò nella sua auto una missiva con i nomi di quelli che riteneva essere i propri aguzzini.(...)
Salvo Mandarà -Miscappaladiretta 17/06/2015. Bagnai, stai calmo! Craxi, Grecia ed altro.
Leggi e guarda il video al link qui sotto( il sito FONTE, in cui puoi trovare anche molto altro):
http://salvo5puntozero.tv/miscappaladiretta-17062015-bagnai-stai-calmo-craxi-grecia-ed-altro/
http://salvo5puntozero.tv/miscappaladiretta-17062015-bagnai-stai-calmo-craxi-grecia-ed-altro/
mercredi 17 juin 2015
RT a mis en ligne la vidéo Russian military shows off booming firepower at Army-2015 expo.
Russian military shows off booming firepower at A…: http://youtu.be/xWf91E1gSxs
NapoliToday Tragedia al parco Virgiliano: uomo si suicida lanciandosi in un dirupo NapoliToday
Pace all' anima tua. Vorrei avere il tuo coraggio.
Comitato Sardo scie chimiche nuovo vidéo
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PandoraTV- PTV News 17 giugno 2015 - Prove tecniche di guerra NATO. Putin risponde.
Guarda il video qui sotto
http://youtu.be/WPjQ_pyzKXc
http://youtu.be/WPjQ_pyzKXc
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L' IMPERO SUBISCE 2 COLPI (dalla pagina FB di Giulietto Chiesa
L'IMPERO SUBISCE DUE COLPI
(Il Parlamento Europeo rinvia il voto sul TTIP e il Congresso USA blocca Obama sul TPP)
(Il Parlamento Europeo rinvia il voto sul TTIP e il Congresso USA blocca Obama sul TPP)
Entrambe le notizie sono, a mio avviso buone. Non sono risultato di un calcolo. Sono l’effetto di una grave debolezza strategica degli Stati Uniti, e delle contraddizioni interne agli Stati Uniti e interne all’Occidente.
E’ una prova ulteriore della inesistenza di un “nuovo ordine mondiale”, e dell’esistenza di un serio, “grande disordine occidentale”.
Questo non riduce, bensì aumenta, il pericolo di guerra. Non c'è una ricetta. Il ricorso alla guerra può apparire, a un isterico che perde la partita, la soluzione più facile.
L’ACCORDO TRANSATLANTICO TTIP UE-USA: L’INIZIO DELLA FINE
Leggi sul sito FONTE, RICCO DI MOLTI ALTRI TESTI
http://www.sapereeundovere.it/laccordo-transatlantico-ttip-ue-usa-linizio-della-fine/
http://www.sapereeundovere.it/laccordo-transatlantico-ttip-ue-usa-linizio-della-fine/
di Giovanni Bottazzi
Si ripetono dichiarazioni di intenti di carattere ufficiale, nel tentativo di rilanciare l’immagine del trattato TTIP, ormai offuscata da troppe magagne. E’ successo nel più recente incontro dei leader dei Paesi più industrializzati, riuniti il 7 giugno a Elmau, in Baviera, per il G7. Di fronte alla crescente evidenza delle contraddizioni e ipocrisie insite nelle proposte del Trattato, solo per dovere di facciata promotori e fiancheggiatori si prestano ancora a dichiarazioni di fiducia sempre più formali, sempre meno credibili e sempre più sgradite; perché sono già molti e sempre più numerosi coloro che ritengono invece che il percorso dei negoziati si sia messo tutto in salita.
A Elmau i leader europei riuniti per il G7 dovevano compiacere l’amico americano, il Presidente Obama, già scoraggiato di suo per gli insuccessi in patria. Infatti, campane a morto hanno suonato per il TTIP sull’altra sponda dell’Atlantico, quando non molti giorni fa, dopo una violenta battaglia all’interno del partito democratico, il Senato USA ha votato negativamente sull’apertura del dibattito per la concessione di un’autorità negoziale speciale (Tpa) al presidente Barack Obama. In sostanza, il Presidente Obama si è visto rifiutare il consenso di avvalersi per l’occasione della corsia preferenziale TPA, per velocizzare le trattative. Questo blocca Obama (per ora) e ciò significa una clamorosa battuta d’arresto per gli accordi commerciali internazionali TTIP (ed anche Ttp), perché la procedura di approvazione da parte del Congresso diventa così più complicata e laboriosa.
Battuta d’arresto per il TTIP anche in Europa, a Strasburgo, dove il Parlamento UE il 6 giugno ha rimandato il voto sul Trattato. Una doppia vittoria per la folla sterminata dei cittadini che si sono già dichiarati contrari al trattato, riuniti in molte associazioni diverse, su cui sventolava la bandiera NO-TTIP, movimento che ha prodotto oltre due milioni di firme contrarie raccolte fra i cittadini europei. Ma sarebbero stati molti di più i cittadini che si sarebbero espressi negativamente se avessero potuto conoscere fin da principio la proposta, la sua natura e le negoziazioni alla vista ed alla critica dei cittadini europei, i veri destinatari del Trattato; in altri termini, se non fosse stata imposta all’inizio la segretezza che.
Questa battuta d’arresto nelle trattative concederà un certo recupero sul tempo perso dall’opinione pubblica per prendere conoscenza delle cose, tempo sottrattole in maniera carbonara. Sicché ora è palese a tutti che la responsabilità di una malaugurata accettazione di quelle proposte, che avvenisse senza sostanziali purificazioni dalle clausole manifestamente più sfacciate, ricadrebbe sui zgoverni che hanno scelto imprudentemente e di nascosto di intraprendere i negoziati, dandone mandato alla Commissione Europea. La prudenza avrebbe consigliato diversamente.
Tutto questo però potrebbe essere tacciato di contrarietà preconcetta, a prescindere. Sennonché cominciano a far presa, anche tra chi prima era non schierato soprattutto perché disinformato, voci meno sospettabili di rifiuto ideologico: sono quelle di due economisti statunitensi molto noti, entrambi premi Nobel per l’economia. L’autorevole voce di Nobel Joseph Stiglitz denunzia il trattato di ipocrisia: non si tratta di libero scambio, visto il livello già generalmente basso dei dazi doganali vigenti, quanto di abbattere le barriere non doganali, ossia i modi di produrre, le sicurezze di qualità. Analogamente, Paul Krugman mette in guardia rispetto allo scopo dichiarato.
In sostanza, il trattato è presentato come trattato di libero scambio, ma in realtà è un cavallo di Troia: contiene infatti meccanismi che mirano a sovvertire gli assetti stabiliti faticosamente negli anni in molti ambiti della vita dei cittadini, in equilibri faticosi che tengono conto delle condizioni dei territori. Il TTIP tende ad una uniformazione delle diversità territoriali, imponendo un modello estraneo a tutti, se non agli interessi di poche, grandi società multinazionali, già estranee perfino al loro Paese d’origine. Queste società sono contigue alla filiera finanziaria, che ha già prodotto i tremendi problemi scoppiati nel 2007-8, una crisi mondiale prima finanziaria, poi economica, che ora rischia di trasformarsi in una grave crisi sociale, molto probabile se entrassero in vigore quei trattati.
Come sempre, parliamo dell’agricoltura, dove le cose sono meglio comprensibili. Chi in cuor suo può dare ragione alla multinazionale Monsanto, detentrice di brevetti delle sementi transgeniche, di vietare agli agricoltori locali di produrre ed usare sementi proprie, perché il suo governo malauguratamente ha firmato un certo trattato? Ma quel governo aveva chiesto in precedenza, a quell’agricoltore, se era d’accordo, oppure non gli ha tenuto accuratamente nascosto quel particolare? Chi non capisce che c’è qualcosa di contrario alla dignità umana, c’è un affronto al buon senso?
E poi, che dire se il Trattato appoggia la causa di Monsanto con gli strumenti del silenzio, o la segretezza dei negoziati, e con un falso sistema giudiziario che istituisce tribunali speciali a tutela dell’investitore estero? Chi non capisce che è interesse dell’agricoltura ovunque, ma soprattutto in Europa e tanto più in Italia, salvaguardare i mille saperi creatisi in tempi lunghissimi, a cominciare dalla regola “dei tre campi”? Ora, quelle regole hanno consentito e consentono di adattare le sementi ai terreni ed alle altre condizioni locali, da noi estremamente vari; mentre ora si pretenderebbe, come vorrebbero Monsanto e compagne, di adattare invece i terreni alle sementi, con l’intervento di concimi chimici, diserbanti selettivi, fitofarmaci e quant’altro, in modo insostenibile nel tempo e funzionale solo al bilancio di quelle compagnie!
Ma ora Monsanto forse vuol fare di meglio: forse intende entrare nella fortezza Europa passando per la finestra. Secondo alcune voci, sembra che intenda entrare in possesso delle concorrente svizzera Syngenta. Qui, da noi, non se ne sentiva proprio il bisogno; ma di queste cose non si parla e non si scrive: qui gli argomenti principali restano penosamente più provinciali, a cominciare dalle vicende capitoline, di Roma, mafia capitale…
Guarda anche questo video:
salvo5puntozero.tv/intervista con l'avv claudio defilippi sulla legge3012 antisuicidi
Guarda il video sul sito FONTE, dove trovi molti altri documenti:
http://salvo5puntozero.tv/intervista-con-lavv-claudio-defilippi-sulla-legge-32012-antisuicidi/
http://salvo5puntozero.tv/intervista-con-lavv-claudio-defilippi-sulla-legge-32012-antisuicidi/
mardi 16 juin 2015
BREAKING: Putin Adds 40 New Nukes to Arsenal
BREAKING: Putin Adds 40 New Nukes to Arsenal: http://youtu.be/UJpcHJR7-_w
NextNewsNetwork: 6000 Troops Prep for War with Russia.
6000 Troops Prep for War with Russia: http://youtu.be/41A3Eo_5COw
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La Nato lancia il Tridente - noguerranonato.it
FONTE
http://www.noguerranonato.it/la-nato-lancia-il-tridente/
http://www.noguerranonato.it/la-nato-lancia-il-tridente/
Manlio Dinucci
Tutti i comandi e le basi Usa/Nato sono in piena attività per preparare la «Trident Juncture 2015» (TJ15), «la più grande esercitazione Nato dalla fine della guerra fredda».
Si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo dal 28 settembre al 6 novembre, con unità terrestri, aeree e navali e con forze speciali di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati): oltre 35mila uomini, 200 aerei, 50 navi da guerra. Vi parteciperanno anche le industrie militari di 15 paesi per valutare di quali altre armi ha bisogno la Nato.
Scopo di questa esercitazione «ad alta visibilità e credibilità» è testare la «Forza di risposta» (30mila effettivi), soprattutto la sua «Forza di punta» ad altissima prontezza operativa (5mila effettivi).
Sul fianco meridionale, partendo soprattutto dall’Italia, la Nato prepara altre guerre in Nordafrica e Medioriente. Lo conferma l’attacco effettuato in Libia, domenica scorsa, da caccia Usa F-15E che, decollati probabilmente da Aviano, hanno sganciato numerose bombe ufficialmente per uccidere un presunto terrorista.
Ad azioni simili si prepara l’Aeronautica italiana che, per verificare «le capacità dei suoi assetti nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego», userà nella TJ15 l’aeroporto di Trapani (non quello di Decimomannu dove manca la «serenità» per le proteste contro le servitù militari), «per motivi eminentemente logistici, operativi e di distanze percorribili e per la pregressa esperienza maturata nel corso di altre operazioni condotte dalla base», ossia il bombardamento della Libia nel 2011. A Trapani-Birgi opereranno circa 80 aerei e 5mila militari, che (nonostante le rassicurazioni dell’Aeronautica) metteranno a rischio l’agibilità e la sicurezza dei voli civili.
Svolgerà un ruolo centrale nell’esercitazione il Jfc Naples, comando Nato (con quartier generale a Lago Patria, Napoli) agli ordini dell’ammiraglio Usa Ferguson, che è anche comandante delle Forze navali Usa in Europa e delle Forze navali del Comando Africa: alternandosi annualmente con Brunssum (Olanda), il Jfc Naples svolge il ruolo di comando operativo della «Forza di risposta» Nato, il cui comando generale appartiene al Comandante supremo alleato in Europa (sempre un generale Usa nominato dal Presidente). La proiezione di forze a sud va ben oltre il Nordafrica: lo chiarisce lo stesso Comandante supremo, il gen. Breedlove, annunciando che «i membri della Nato svolgeranno un grande ruolo in Nordafrica, Sahel e Africa subsahariana».
Sul fianco orientale, la Nato continua ad accrescere la sua pressione militare sulla Russia. Secondo notizie fornite al New York Times (13 giugno) da funzionari statunitensi e alleati, il Pentagono intende «preposizionare» armamenti pesanti (carrarmati, cannoni, ecc.), sufficienti a 5mila soldati, in Lituania, Lettonia, Estonia, Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheria.
E mentre Washington fa sapere che non esclude di installare in Europa missili nucleari con base a terra, Kiev annuncia che potrebbero essere installati in Ucraina missili intercettori Usa/Nato, analoghi a quelli in Polonia e Romania. Ignorando che Mosca, come ha già avvertito, prenderà contromisure poiché le loro rampe di lancio possono essere usate anche per lanciare missili a testata nucleare.
In tale scenario si inserisce la «Trident Juncture 2015», espressione di una strategia di guerra a tutto campo. Lo conferma la partecipazione del segretario generale della Nato Stoltenberg, la scorsa settimana in Austria, alla riunione segreta del gruppo Bilderberg: quello che il magistrato Ferdinando Imposimato denuncia come «uno dei responsabili della strategia della tensione».
(il manifesto, 16 giugno 2015)