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dimanche 25 octobre 2026
LVOGRUPPO: Oltre il clamore mediatico: la voce pacifica dei giovani a Milano e il diritto al dissenso. ATTICOLO E VIDEO
https://lvogruppo.com/2026/10/25/oltre-il-clamore-mediatico-la-voce-pacifica-dei-giovani-a-milano-e-il-diritto-al-dissenso/#like-10538@@@@@@@@@@@@..di Piero Angelo de Ruvo
Tra rivendicazioni sociali, manifestazioni autogestite e critica alla rappresentazione mediatica degli eventi, il richiamo a distinguere la protesta pacifica dagli episodi di violenza. Perché il dissenso non può essere ridotto alle immagini degli scontri, né il diritto di manifestare può essere oscurato dalle azioni di pochi.
La risposta autonoma delle piazze giovanili: manifestare senza violenza
Nelle mobilitazioni studentesche e giovanili svoltesi a Milano il 24 settembre scorso, una parte dei partecipanti e dei coordinamenti studenteschi ha rivendicato la volontà di dare vita a una protesta pacifica, civile e autogestita, prendendo le distanze dagli episodi di devastazione e danneggiamento. Il messaggio che i manifestanti intendono trasmettere è chiaro, scendere in piazza per esprimere dissenso non significa autorizzare la violenza, giustificare il vandalismo o trasformare la protesta in uno scontro fine a se stesso. Manifestare a volto scoperto, rispettare le persone, tutelare gli esercizi commerciali e non compromettere la sicurezza dei cittadini sono comportamenti che appartengono a una concezione della protesta fondata sulla responsabilità collettiva. In questa prospettiva, il corteo non è uno spazio sottratto alle regole, ma un luogo nel quale esercitare un diritto costituzionale, rendendo visibili rivendicazioni che altrimenti rischierebbero di rimanere confinate ai margini del dibattito pubblico. Nel corso delle mobilitazioni, secondo quanto riferito dai partecipanti, vi è stata anche la ricerca di un’interlocuzione con le forze dell’ordine per favorire lo svolgimento delle iniziative, individuare percorsi compatibili con la circolazione cittadina e garantire il passaggio dei mezzi di soccorso. Sono aspetti che meritano attenzione perché testimoniano la possibilità di una gestione della piazza basata sul confronto e sulla prevenzione, anziché sulla contrapposizione sistematica.
Caro vita, precarietà e futuro incerto: le ragioni della protesta
Dietro le manifestazioni giovanili non ci sono soltanto slogan, bandiere e cortei, ma questioni concrete che attraversano la quotidianità di studenti, giovani lavoratori e famiglie, l’aumento del costo della vita, la difficoltà di trovare un’occupazione stabile, la precarietà contrattuale, il peso degli affitti e l’incertezza sulle prospettive professionali e personali. Per molti giovani, il problema non riguarda esclusivamente la disponibilità economica immediata, ma la possibilità stessa di progettare il proprio futuro. L’autonomia abitativa, la continuità lavorativa, l’accesso a un’istruzione di qualità e la prospettiva di costruire una vita indipendente sembrano obiettivi sempre più difficili da raggiungere.
Quando queste difficoltà si accumulano e le risposte istituzionali vengono percepite come insufficienti, la piazza diventa uno degli strumenti attraverso cui chiedere ascolto e cambiamento. È in questo contesto che il diritto al dissenso assume un significato sostanziale: la protesta non è soltanto una manifestazione di contrarietà, ma una richiesta di partecipazione, un tentativo di riportare le questioni sociali al centro dell’agenda pubblica e un richiamo alle istituzioni affinché confrontino le proprie decisioni con le condizioni reali delle nuove generazioni. Le diverse componenti giovanili, tuttavia, non costituiscono un blocco omogeneo e non condividono necessariamente le stesse posizioni politiche o le medesime strategie. È proprio per questo che il confronto democratico dovrebbe consentire di ascoltare le diverse voci senza ridurle a un’unica etichetta.
La narrazione mediatica: quando gli scontri oscurano le ragioni della piazza
Il modo in cui i mezzi d’informazione raccontano le manifestazioni pubbliche è parte integrante del dibattito democratico. Tra i partecipanti alle mobilitazioni e negli ambienti studenteschi è emersa la critica a una copertura che, secondo la loro percezione, rischierebbe di privilegiare gli episodi di tensione e le immagini degli scontri, relegando in secondo piano le motivazioni della protesta e le iniziative di chi manifesta pacificamente. Raccontare gli scontri, documentare eventuali violenze e riferire sulle conseguenze per la città è parte essenziale del lavoro giornalistico. Il problema nasce quando gli episodi più spettacolari finiscono per dominare la narrazione, impedendo al pubblico di comprendere il contesto, le rivendicazioni e la pluralità dei partecipanti.
Le immagini della violenza possono documentare un fatto, ma non bastano, da sole, a spiegare una manifestazione. Una vetrina danneggiata o un confronto con le forze dell’ordine non raccontano automaticamente le ragioni della mobilitazione, né consentono di attribuire a tutti i partecipanti le responsabilità di singoli individui o gruppi. Una cronaca equilibrata deve verificare gli episodi, distinguere i fatti accertati dalle dichiarazioni e documentare anche le assemblee, gli interventi degli studenti, le rivendicazioni dei giovani lavoratori e gli sforzi compiuti per mantenere pacifico il corteo. Le tensioni registrate a Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre hanno riportato l’attenzione sulla sicurezza e sulla gestione dell’ordine pubblico. La prevenzione dei disordini è necessaria, ma la tutela della sicurezza e il diritto di manifestare pacificamente non sono obiettivi incompatibili. Allo stesso modo, le ragioni sociali o politiche di una protesta non giustificano eventuali condotte illecite, così come gli episodi di violenza non possono diventare automaticamente il pretesto per delegittimare un’intera mobilitazione. La responsabilità è condivisa, ai manifestanti spetta rispettare le regole e preservare il carattere pacifico delle iniziative; alle autorità garantire la sicurezza nel rispetto dei diritti; ai media ricostruire gli eventi con rigore, senza generalizzazioni e senza sacrificare la complessità dei fatti alla ricerca dell’immagine più spettacolare. La domanda, dunque, non è se i media debbano raccontare la violenza, devono farlo quando si verifica. La questione è se, nel farlo, riescano anche a raccontare tutto il resto, dando voce alle rivendicazioni, alle testimonianze e alle ragioni di chi sceglie di manifestare pacificamente.
Un’informazione realmente pluralista non si limita a mostrare ciò che fa più rumore: aiuta a comprendere ciò che quel rumore rischia di coprire.
Ascoltare i giovani è una responsabilità democratica
È fondamentale restituire centralità alla dimensione pacifica della mobilitazione, senza idealizzare la piazza e senza occultarne le contraddizioni. La protesta può essere critica, radicale e scomoda per chi governa; può contestare decisioni economiche, politiche e sociali e chiedere cambiamenti profondi. Ciò che non deve diventare è un pretesto per la violenza o per la negazione dei diritti altrui.
Il diritto al dissenso non si difende negando la violenza, ma impedendo che la violenza venga attribuita indistintamente a chi dissente. E la libertà di informazione non si esaurisce nel mostrare gli scontri, ma si realizza anche nel raccontare ciò che li circonda, ciò che li precede e ciò che rischia di essere dimenticato.
Milano, come ogni città democratica, ha bisogno di sicurezza, ma anche di spazi nei quali le nuove generazioni possano esprimere le proprie inquietudini senza essere automaticamente identificate con il disordine. Ha bisogno di manifestazioni responsabili, di istituzioni capaci di ascoltare e di un giornalismo che non rinunci alla complessità. Una piazza pacifica non fa meno notizia soltanto perché non offre immagini spettacolari. E una generazione non perde il diritto di essere ascoltata perché, accanto alla sua protesta, si verificano comportamenti che devono essere accertati e valutati individualmente.
La vera sfida è andare oltre il clamore: riconoscere la protesta pacifica, verificare le responsabilità e dare alle ragioni dei giovani lo spazio necessario per entrare, finalmente, nel dibattito pubblico.
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24 ottobre 2026,
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