mercredi 29 mai 2013

Paola Nugnes ( senatrice M5S) sul debito detestabile e la sovranità monetari


Publiée le 18 mai 2013
intervista a Paola Nugnes senatrice del movimento 5 stelle sulle tematiche del reddito di cittadinanza , debito detestabile ( rafael correa) , sovranità monetaria , signoraggio bancariohttp://specieumanaprogetto3m.blogspot...

https://www.youtube.com/watch?v=Bwnwd...

http://www.meetup.com/davidickeitalia/

http://edizionisicollanaexoterica.blo...

www.youtube.com/user/IckeItaliaMeetup

video liberamente riproducibile , siccome questo canale nasce ANCHE per divulgare l'enorme mole di lavoro di david icke x riprodurre questo video citare la fonte ovvero nella descrizione del video stesso mettere il link a questo canale con la dicitura ' video tratto dal canale DAVID ICKE MEETUP www.youtube.com/user/IckeItaliaMeetup ' ...se a riprodurre il video è il canale di albamed, famoso per predere video altrui senza citare la fonte e mettendo i propri riferimenti internet nella descrizione a mò di copyright, deve scrivere non solo nella descrizione del video ma anche all'interno del titolo la dicitura 'video david icke meetup'

www.youtube.com/user/IckeItaliaMeetup

ITALIA d'oro Pierangelo Bertoli


Nel paese del papa complice degli aguzzini argentini e leader della controffensiva reazionaria e colonialista USA-UE-Israele in America Latina (ricordate Woytila, lo IOR e la Polonia da abbattere insieme al socialismo?), nel paese dello Stato intrecciato a mafia e cupola militar-finanziaria mondiale, contro gli anfibi dei geno- e planeti-cidi, cosa si potrebbe cantare di meglio? Spero che piaccia anche al MoVimento 5 Stelle. 

Tornado artificiali - Come si generano e si "spengono" i tornado.


Publiée le 29 mai 2013
Come si generano e si "spengono" i tornado.

Su La Testa!: TRIVELLE SUL VULCANO MARSILI IN FONDO AL MAR TIRRENO

Su La Testa!: TRIVELLE SUL VULCANO MARSILI IN FONDO AL MAR TIRRE...:

trivellazione del vulcano attivo Marsili (foto Eurobuilding)





di Gianni Lannes

Il rischio sale dagli abissi marini del Mediterraneo. Ma la Natura non ha alcuna responsabilità. E’ l’uomo che per sete di profitto economico buca addirittura il più grande vulcano attivo d’Europa, che giace sul fondo del Tirreno, a poca distanza dalle isole Eolie. Si tratta di un’area marina solcata da faglie sismiche attive, zona notoriamente sismogenetica, ossia in grado di produrre terremoti. L’azione consiste nel trivellare il fianco roccioso del monte vulcanico da una piattaforma semisommergibile, per la modica spesa di 2 miliardi di euro. Chi c’è dietro? I soldi e gli interessi sono di investitori stranieri. Il “Marsili Project” prevede l’acquisizione di dati, la perforazione e quindi l’estrazione di energia dal fondo subacqueo. Conseguenze sull'ecosistema, sulle isole e sulle aree costiere italiane? 

 
fonte Eurobuilding

In attesa della probabile catastrofe, un lancio d’agenzia giornalistica recita: 

«Il progetto è partito nel 2006 - dice all'ADNKRONOS Diego Paltrinieri, geologo marino - e, fin da subito, la Società è stata affiancata da un gruppo di ricerca composto dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dall'Istituto per la Geologia marina del Cnr-Ismar, dal Politecnico di Bari e dal Centro di ricerche sperimentali per le geotecnologie dell'Università di Chieti''. L'obiettivo è ambizioso: sfruttare l'energia che si sviluppa dal vulcano Marsili, vicino all'arcipelago delle Eolie. Il progetto è di una societa' marchigiana specializzata in ingegneria naturalistica, nel settore delle opere civili e delle infrastrutture, la Eurobuilding di Servigliano (Fermo) e si chiama 'Marsili Project'. Punta a utilizzare l'energia geotermica che si puo' sviluppare dal vulcano che si trova nelle profonde acque del mar Tirreno meridionale... Un vulcano sottomarino, il piu' grande d'Europa: 60 chilometri di lunghezza, 20 chilometri di larghezza, un'altezza di 3.800 metri, con una sommita' che sta a 400 metri sotto la superficie dell'acqua. Un vulcano che ha ancora un'attivita' idrotermale, con una fuoriuscita, cioe', di liquidi e acqua ad alta temperatura, sui 300 gradi, e che, per queste sue caratteristiche, offre la possibilita' di sviluppare un'alta entalpia, ossia la quantita' di energia che un sistema termodinamico puo' scambiare con l'ambiente esterno. La possibilita' dello sfruttamento del vulcano per creare energia geotermica nasce dall'idea del professor Patrizio Signanini dell'Universita' 'Gabriele D'Annunzio' di Chieti, che ha trovato nella Eurobuilding un partner industriale interessato a svilupparla. Il 'Marsili Project', afferma Paltrinieri, ''e' il primo esempio al mondo di valorizzazione di energia geotermica sottomarina. 



L'obiettivo e' produrre energia elettrica sfruttando il campo geotermico formato dal piu' grande vulcano d'Europa. Quest'area, infatti, e' una delle zone piu' ricche di giacimenti di fluidi geotermici al mondo. I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale, al largo delle coste siciliane, calabresi e campane, sono enormi sorgenti di calore''. L'acqua marina, spiega Paltrinieri, ''che s'infiltra al loro interno, si surriscalda, puo' raggiungere temperature di 400 gradi centigradi e pressioni superiori a 200 bar, e acquista un potenziale calorifero che puo' essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle piu' grandi centrali geotermiche mondiali o ad impianti nucleari di media taglia''. Il progetto, nel 2006, e' stato presentato al ministero dello Sviluppo economico per ottenere un permesso di ricerca esclusivo per l'area, che e' arrivato nel 2009. ''In questo momento -aggiunge Paltrinieri-, sta per partire la fase esplorativa, che prevede la costruzione, entro il 2013, di una prima piattaforma di trivellazione, con un pozzo pilota che dovrebbe arrivare ad una profondita' di 800 metri per scendere all'interno del vulcano, fino a 2 chilometri della sua altezza''. Il progetto prevede la costruzione, entro il 2015, di 4 piattaforme di estrazione per una produzione totale di circa 800-1.000 MegaWatt di energia geotermica, che sara' trasformata in energia elettrica, pari a 4,4 TWh, che potra' soddisfare i bisogni di consumo di una citta' delle dimensioni poco piu' grandi di Palermo, sui 700mila abitanti. L'investimento complessivo del 'Marsili Project' e' di 2 miliardi di euro oltre ai 26 milioni di euro previsti per la fase esplorativa».



Pericoli nascosti - Allora, tutto a posto, insomma, tutto regolare? Solo in apparenza.  La prima insensata stranezza? Intanto è stata esclusa a priori la valutazione di impatto ambientale. L’autorizzazione del permesso di ricerca datata 29 settembre 2009, in base alla nota protocollo DSA – 2009-0007569 del 26 marzo 2009 del Ministero dell’Ambiente con la quale è stato precisato che “per il settore geotermico in mare le attività relative alla prospezione propedeutica alla perforazione di un pozzo geotermico non sono suscettibili di procedura di verifica di compatibilità ambientale”, firmata dal direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico (dipartimento energia), tale Franco Terlizzese, attesta: 

«Visto il parere favorevole rilasciato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti- Comando generale delle Capitanerie di Portoespresso con nota n. 37003 del 24 aprile 2009; Visto il parere favorevole rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali-Direzione Generale della Pesca marittima e dell’Acquacoltura espresso con nota n. 16148 del 21 maggio 2009; Visto ilparere favorevole del Comando Militare Marittimo autonomo di Sicilia espresso con nota n. 55140 del 14 luglio 2009;… alla SocietàEUROBUILDING – S.p.A. con sede in Servigliano (AP) è accordato, per la durata di anni quattro a decorrere dalla data del presente decreto, il permesso di ricerca per fluidi geotermici denominato “TIRRENO MERIDIONALE 1” nel mare Tirreno meridionale . Golfo di S. Eufemia e Golfo di Policastro, zona E… L’estensione del permesso è di 678,30 kmq…». 

In ogni caso: «La Società è tenuta: …a corrispondere, a decorrere dalla data del presente decreto il titolare del permesso, alla competente Agenzia del demanio il canone annuo anticipato pari a euro 20,65 per kmq di superficie… inviare all’Ufficio territoriale di Napoli della Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche in caso di richiesta di autorizzazione a rilievi sismici, un rapporto con la indicazione dei rischi di inquinamenti accidentali in mare durante le operazioni di prospezione … a sollevare l’Amministrazione da ogni azione che possa esserle intentata da terzi in dipendenza delle operazioni di prospezione».


Il Tirreno meridionale è una zona ad alta densità di vulcani sommersi (come il Vavilov, il Magnaghi), alcuni solo dormienti ed altri inattivi: gigantesche sorgenti di calore. Latita una valutazione di rischi e pericoli per l’ecosistema e le prevedibili conseguenze sulle fasce litorali di Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, e Liguria

Infatti la Eurobuilding argomenta sbrigativamente: «Dalla fase esplorativa si passa ora a quella della fattibilità. Entro il 2013 la Eurobuilding conta di iniziare la trivellazione del pozzo pilota a circa 800 metri di profondità per toccare l'interno del vulcano fino a 2 chilometri. Il costo, comprensivo di installazione, generazione e trasporto dell'elettricità con elettrodotto sottomarino ad alta tensione, dovrebbe aggirarsi sui 2 miliardi di euro, ai quali si aggiungono i costi esplorativi di perforazione di 26 milioni di euro. Un costo al chilowattora comunque competitivo tra le fonti rinnovabili: a metà strada tra quello eolico e quello da biomasse, e dimezzato rispetto al fotovoltaico con il vantaggio che la geotermia non sconta l'intermittenza tipica del solare, come prova il fatto che si è guadagnato l'interesse di scienziati come Carlo Rubbia e perfino degli ambientalisti. Anche l'attenzione di investitori esteri è puntata sulla scommessa del Marsili, avamposto di un potenziale sfruttamento estensivo della fascia vulcanica sommersa al largo delle coste siciliane, calabresi e campane che spingerebbe la geotermia al 5-7 per cento del mix elettrico nazionale: diventerebbe la prima fonte rinnovabile dopo l'idroelettrico». 

Chi c’è realmente alle spalle di una ditta che si occupa di edilizia e gestisce una cava, ma addirittura vanta incresciosi precedenti ambientali nell’Adriatico? Sarà forse un paravento? Ecco le collaborazioni tecniche: «La volontà di allargare la ricerca industriale allo studio delle risorse geotermiche sottomarine - di cui l’Italia è ricca - ha portato Eurobuilding S.p.A. a sviluppare importanti sinergie con Università e Istituti di Ricerca, costituendo un Comitato Scientifico che comprende: l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia INGV; il Centro di Ricerche e Studi Sperimentali per le Geotecnologie dell'Università di Chieti CeRS-GEO; l'Istituto di Scienze Marine ISMAR del CNR; l’Università Politecnica di Bari».

Ulteriore anomalia: il Ministero dell’Ambiente (nota 26 marzo 2009) ha specificato che «Dovranno essere assoggettate a procedura di verifica di compatibilità ambientale le attività di perforazione del pozzo geotermico esplorativo». In questo caso la cosiddetta VIA (valutazione di impatto ambientale) non è stata approntata, mentre non vi è traccia pubblica dell’autorizzazioni ministeriali. Eppure,  secondo la ditta marchigiana  «Il Cammino del progetto "Marsili" si compone di tre fasi: Esplorazione, Perforazione, Produzione. Entro il 2012 potrà essere realizzato il primo pozzo geotermico offshore della storia. La perforazione dei pozzi esplorativi è la fase finale di ogni programma di esplorazione ed è il solo metodo che permette di definire con certezza le caratteristiche di un serbatoio geotermico e di valutarne il potenziale. L’attività di perforazione verrà sviluppata attraverso una struttura superficiale di supporto (piattaforma semisommergibile, drilling ship)… La prima unità produttiva offshore potrà essere in funzione nel 2015. Una volta effettuato il pozzo geotermico ed eseguite tutte le prove di produzione (per la determinazione del titolo e dell’entalpia del fluido e delle portate emungibili) la trasformazione in energia elettrica dei fluidi geotermici estratti deve necessariamente avere luogo in mare, al fine di evitare di disperdere il contenuto termico a causa di un eventuale trasporto sulla terraferma. Ad oggi Project Marsili ha già ottenuto una valutazione positiva dalla Direzione Generale per la VIA ( Valutazione di Impatto Ambientale ) del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Dalle prime evidenze emerge: 

Nell’area di mare oggetto del Permesso di Ricerca non risultano zone soggette a vincoli di tutela biologica, naturalistica e archeologica. L’area non esercita alcuna influenza sul regime dei litorali, né sulla fruizione turistica delle aree costiere, inclusi gli aspetti paesaggistici. Inoltre, le attività di esplorazione geofisica e geochimica del campo geotermico del vulcano sottomarino Marsili non sono invasive e non comportano alcun impatto sull’atmosfera e sull’ambiente idrico. Relativamente alle attività di perforazione geotermica non si prevedono impatti tali da creare modificazioni permanenti all’ambiente, considerata anche la breve durata delle operazioni previste».

Decisamente inverosimile quello che propina la Eurobuilding. Non vi sembra? 




Allarme rosso - Nel 2004 ho realizzato un’inchiesta giornalistica pubblicata sulle pagine scientifiche del settimanale Panorama (Mare Nostrum di vulcani). Era emerso che il Marsili è un vulcano attivo. Nel 2010 il professor Enzo Boschi, sismologo per anni al vertice dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, a proposito del Marsili, ha precisato che «il cedimento delle fragili pareti del vulcano subacqueo potrebbero muovere milioni di metri cubi di materiali che potrebbe generare un’onda anomala devastante». 

Nell’occasione puntualizzò anche: «Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra a un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di qualsiasi bilancio di spesa. Quello che serve - concluse Boschi - è un sistema continuo di monitoraggio per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è, che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire».

Il movimento delle faglie che si trovano sul fondo del mare provoca i maremoti, soprattutto se innescato con intenti bellici o commerciali. Non si si tratta di emergenze che interessano esclusivamente gli Oceani Pacifico e Indiano, come il terremoto sottomarino che il 26 dicembre 2004, nelle Andamane scatenò lo tsunami che avrebbe inghiottito 232 mila asiatici, senza che scattasse alcuna emergenza. Da non crederci: il Governo degli Stati Uniti era al corrente del disastro prima che si verificasse. Come avranno fatto a saperlo anticipatamente?

Nel 2007 una serie di approfondimenti scientifici dell’Ingv poco note indicano che anche il «Mare Nostrum» non sfugge a questi disastri ricorrenti. «Recenti ricerche storiche e di geologia dei depositi costieri, una nuova disciplina che consente di indagare gli episodi di tsunami di cui non si hanno evidenze storiche dirette, hanno accertato che in Italia se ne arrivano a verificare, di una certa rilevanza, cinque o sei per secolo - ha precisato Enzo Boschi - Certo non si tratta di fenomeni così imponenti come quello del Sud Est asiatico, comunque capaci di provocare vittime e danni». «L’aspetto innovativo dei nostri studi - aggiunge Boschi - consiste nell’identificazione, una per una, delle sorgenti sismiche in grado di scatenare i maremoti e nella localizzazione dei tratti delle nostre coste più a rischio».

Nel Tirreno meridionale si trova la sempre attiva fascia sismogenetica Ustica-Eolie, responsabile già in passato di maremoti particolarmente distruttivi. Gli scenari elaborati dall’Ingv mostrano che, «per effetto delle sorgenti tsunamigeniche elleniche, ci sono circa 1.200 chilometri di coste italiane affacciate sullo Ionio e sul Canale di Sicilia, da Bari a Trapani, passando per Taranto, Catanzaro, Reggio Calabria, Catania, Siracusa e Agrigento, in cui l’onda di maremoto può superare il metro d’altezza. Le sorgenti nordafricane potrebbero generare maremoti fino a un metro di altezza sul versante meridionale della Sardegna, e più modeste altrove nelle coste tirreniche. I maggiori terremoti attesi nella fascia Ustica-Eolie possono generare tsunami di mezzo metro nel Palermitano e nel Messinese, oltre che nelle stesse isole a nord della Sicilia. Le altezze calcolate dai ricercatori si riferiscono, tuttavia, all’onda che si presenta davanti alla costa, e che è destinata ad amplificarsi notevolmente quando invade la terraferma. Gli stessi scenari evidenziano il problema più critico del rischio maremoti nel Mediterraneo: date le piccole dimensioni del bacino e le velocità medie di propagazione dell’onda di oltre 300 chilometri orari, in caso di allarme, ci sarebbero soltanto poche decine di minuti o meno per fare spostare la popolazione costiera verso l’entroterra».

Pe il primo ministro Enrico Letta (affiliato Bilderberg) e per il suo illuminato tutor, Giorgio Napolitano (associato Aspen) a capo del Quirinale e direttore d’orchestra per conto terzi, ho una domanda non concordata. 

Quali sono gli indici di sicurezza per la popolazione costiera italiana a seguito del Marsili project e della perforazione dei Campi Flegrei? Vale la pena trivellare un vulcano attivo e la più esplosiva area sismica dello Stivale, che potrebbero scatenare conseguenze disastrose su milioni di persone e su gran parte della Penisola?

riferimenti:









TERREMOTI PROVOCATI DALLO SFRUTTAMENTO DEL SOTTOSUOLO. IL POPOLO ITALIANO CARNE DA MACELLO di Gianni Lannes

Su La Testa!: TERREMOTI PROVOCATI DALLO SFRUTTAMENTO DEL SOTTOSU...



Aspen Institute Italia: Kissinger+ Napolitano, Tremonti, Elkann...



di Gianni Lannes

In Italia lo stillicidio è ininterrotto. Scossa dopo scossa, tornano in discussione corposi e sottovalutati dubbi relativi alle attività dell’uomo, armato e non, contro la natura ed il genere umano. A dicembre dell’anno 2012 è stato pubblicato sul Bulletin of the Seismological Society of America uno studio - intitolato “From Induced Seismicity to Direct TimeDependent Seismic Hazard” - di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dell'università Federico II: Vincenzo Convertito, Nils Maercklin, Nitin Sharma e Aldo Zollo. Sul portale online dell’INGV dal 16 gennaio 2013 è riportato il seguente comunicato stampa:

«Uno studio scientifico propone un metodo per il monitoraggio del rischio derivante dalla sismicità indotta dallo sfruttamento geotermico del sottosuolo. L’esplorazione del sottosuolo finalizzata alla produzione di energia tramite lo sfruttamento del calore interno della terra (l’energia geotermica), ha comportato in alcuni casi un aumento del rischio sismico. Infatti, nel corso di operazioni relative al pompaggio o all’estrazione di fluidi geotermali sotterranei, si sono verificati terremoti medio-piccoli…».



Monitorare e controllare il rischio sismico indotto dallo sfruttamento geotermico del sottosuolo: la tecnica permetterà di studiare anche la sismicità indotta dall'estrazione di idrocarburi e dall'immagazzinamento di anidride carbonica. «Come riportato da studi precedenti - attesta l'INGV - si è notato che quando iniziò l'estrazione del fluido geotermico per generare elettricità, la sismicità indotta aumentò, crescendo di pari passo con l'intensificarsi dello sfruttamento. Recentemente, nel periodo compreso fra il 2007 e il 2010, in quest'area sono stati registrati ben sette terremoti, di magnitudo uguale e superiore a quattro. La tecnica si basa sull'analisi in continuo, nel tempo e nello spazio, dei parametri utilizzati per la valutazione della pericolosità sismica, come per esempio - spiega Convertito - il numero di eventi sismici, per ore, per giorni e per magnitudo. Monitorando per un periodo di tempo di un mese l'area, è possibile - conclude Convertito - prevedere l'accelerazione del suolo dovuta alle probabili scosse e la pericolosità dei terremoti possibili nell'area».



La correlazione fra trivellazioni e scosse telluriche, quindi, è l’oggetto di studio della più importante struttura di ricerca italiana in campo sismologico. Così il pensiero corre alle innumerevoli perforazioni in atto nello Stivale e nei suoi mari, perfino in aree protette (di carta) per estrarre idrocarburi.

Attualmente, in particolare, sono in atto due pericolose operazioni di tal genere: la trivellazione del vulcano sottomarino Marsili nel Mar Tirreno e dei Campi Flegrei. Le conseguenze disastrose sull’ecosistema e sulle aree costiere dell’Italia sono facilmente immaginabili con il semplice buon senso. 

Il Deep Drilling Project ai Campi Flegrei, è stato approvato dal comitato internazionale nel 2009,  con dibattiti prevalentemente tra esperti del settore anche d’oltralpe.
Il professor Benedetto De Vivo dell’Università Federico II di Napoli ha espresso tutte le sue contrarietà sul progetto di perforazione profonda. Il sindaco Rosa Russo Iervolino, sentite le discordanze sui rischi, operò una sintesi decisionale molto ferma dettata forse anche dalla sua precedente esperienza di Ministro dell’Interno. Infatti sentenziò: "la perforazione deve attendere il parere vincolante del Dipartimento della protezione civile".

Su richiesta municipale al Dipartimento fu indetta una riunione nell’ottobre del 2010, per esaminare nei dettagli il progetto di perforazione profonda coordinato dal prof. G. De Natale. La risposta finale fu abbastanza chiara e così riassumibile: Il progetto che prevede l’attività di trivellazione ai Campi Flegrei, «…non è tra quelli che vede coinvolto il Dipartimento della Protezione Civile, e la società Bagnoli Futura, il cui Comune di Napoli detiene la maggioranza, ha già sottoscritto un accordo che autorizza le attività relative al progetto».

Ovviamente nel momento in cui il dipartimento della protezione civile se ne lavò le mani, la palla ripassò tutta al sindaco Iervolino che, nella sua veste di autorità locale in tema di sicurezza pubblica, pronunciò un secco rifiuto delle trivelle.

Con le elezioni del 2011 ed il passaggio di mano a Luigi De Magistris, i termini della questione si sono rovesciati. I promotori del deep drilling project sono tornati alla carica. La perforazione ha preso quindi corpo e vigore.  Il responsabile del progetto CFDDP, De Natale, aveva dichiarato che «entro il mese di ottobre 2012 si porrà fine alla trivellazione dei primi cinquecento metri cui seguirà una pausa di riflessione per l’analisi dei dati fin lì raccolti per pianificare il proseguimento a quote chilometriche del pozzo che deve essere debitamente e diversamente autorizzato».

Il quartiere di Bagnoli così come quelli vicini con l’aggiunta di alcuni comuni limitrofi, ricade territorialmente direttamente nella caldera flegrea, delimitata verso sud dalla collina di Posillipo.  Trattandosi di uno dei dieci vulcani più pericolosi del mondo non c’è da stare allegri.  Esattamente alla stregua di chi vive all’ombra del Vesuvio o negli alvei fluviali o sui pendii franosi.

I promotori del deep drilling parlano molto spesso di mitigazione del rischio vulcanico attraverso sensori capaci di allertare un sistema di protezione civile che nei Campi Flegrei come al Vesuvio e come ormai sanno tutti non c’è.

La mitigazione del rischio vulcanico non può essere racchiusa solo nei sensori ubicati in profondità, di cui ancora non palesiamo durata ed efficacia,  ma in tanti altri aspetti della sicurezza, come ad esempio la stesura dei piani d’emergenza e di evacuazione, identificabili  come strumenti di difesa attiva, che diventerebbero operativi allo scattare dell’allarme e su decisione politica non locale.

L’autorità che ha presentato il progetto di perforazione profondo presso il Comune di Napoli, oltre a richiedere il permesso per il deep drillingavrebbe dovuto mettere nero su bianco e con la stessa veemenza, che è una vera ipocrisia continuare a costruire in senso residenziale all’interno di un vulcano.

Quelli del deep drilling per fronteggiare le polemiche hanno indossato recentemente la stella di sceriffo del dipartimento della protezione civile per gli aspetti vulcanici e sismici in Campania. C’è da presumere quindi, che avranno bacchettato duramente il presidente della Regione, Caldoro, che ha firmato un decreto (Taglialatela) per attenuare i disposti e gli effetti della legge regionale 21/2003 sull’inedificabilità assoluta in zona rossa.
Gli esperti interessati al business, forse avranno rappresentato ai sindaci del vesuviano e dell’area flegrea l’assurdità di ammassare ulteriormente attraverso condoni e piani casa, persone su persone a ridosso di vulcani dormienti che racchiudono in sé una pericolosità  notoriamente esplosiva.

Sicuramente poi, avranno fatto notare, che anche la più semplice delle eruzioni distruggerà un bel po’ di case sul Vesuvio, perché il vulcano campano non ha le dimensioni e le distanze dell’Etna. Avranno detto pure che non ci sono neanche le condizioni per deviare la lava, laddove fosse possibile, perché la corona di base del Vesuvio è interamente urbanizzata e non si può salvare, legge alla mano, un abitato a scapito di un altro. Avranno pure fatto notare che nei Campi Flegrei la situazione è ancora più complessa e il pericolo può essere ancora più subdolo: può venire dagli abissi marini, ed è imponderabile nella sua intensità.

Anche nei Campi Flegrei potrebbero avvenire delle eruzioni esplosive, ed essendo un’area ad elevata densità di abitanti, anche qui il rischio è molto elevato.

Si ha la sensazione che la perforazione dei Campi Flegrei sia stata presentata come operazione di mitigazione, ma in realtà abbia scopi ben più precisi e pratici legati all’approccio tecnologico ai fluidi critici ad alta temperatura e pressione, posti nel profondo della Terra.

Nessuna industria geotermica dovrebbe sorgere su di un vulcano esplosivo ubicato in una metropoli affollata come quella partenopea, col bradisismo che potrebbe minare gli impianti, l’acqua salata le turbine, e tutta la zona.

Ancora una volta lo Stato italiano pur a conoscenza di queste bombe ad orologeria - il vulcano Marsili ed i Campi Flegrei - non muoverà un dito per arrestare i progetti in atto e salvare milioni di persone, considerate dai tempi dell’annessione forzata del Regno delle due Sicilie, come carne da macello.

Kissinger & Napolitano


In fondo c’è coerenza da vendere: il progetto del Nuovo Ordine Mondialepropagandato anche dal criminale Henry Kissinger ricevuto dal capo del Quirinale Napolitano, perseguito dalle multinazionali terroristicheBilderberg Group e Trilateral Commission - alle quali è affiliato il primo ministro pro tempore Enrico Letta - prevedono la drastica riduzione della popolazione mondiale. In altri termini: tutto previsto e calcolato senza scrupoli dal regime dittatoriale.  

riferimenti:



mardi 28 mai 2013

Il TG... come non l'avete mai visto


Publiée le 27 mai 2013
Video realizzato da Yann di Télé Bien [http://www.youtube.com/user/telebien1 ], tradotto e sottotitolato dal team "Lo sai...tradurre?": http://www.losai.eu
Se il video ti è piaciuto, clicca su CONDIVIDI.

COLLASSO DELL ECONOMIA: -UN EVENTO INEVITABILE.


Il collasso dell economia, è alle porte.

Il nuovo video su MES, signoraggio, Bilderberg, degli autori di "smascherate le Iene"


L VIDEO CHE STA FACENDO TREMARE I PALAZZI DEI POTENTI.
UNA DENUNCIA UNICA NEL SUO GENERE, TREMENDAMENTE REALE, DOCUMENTATA ED INCONTROVERTIBILE DEL GOLPE CHE STIAMO SUBENDO DAI POTERI FORTI, CON LA PROVA DELL'ESISTENZA DI UN GOVERNO INVISIBILE E DI UNA TRUFFA BEN CONGENIATA DA BANCHIERI MONDIALISTI AI DANNI DEL POPOLO.
TESTIMONIANZE AUTOREVOLI COME QUELLA DI DANIEL ESTULIN AUTORE DEL BEST SELLER "IL CLUB BILDERBERG" CHE SVELA I LEGAMI TRA I NOSTRI POLITICI E LA POTENTE E CONTROVERSA LOBBY. IL TUTTO CONDITO DALLE INTERVISTE STRAPPATE DA FRANCESCO AMODEO E ALESSANDRO CARLUCCIO AI NOSTRI MINISTRI E PARLAMENTARI. LE CONFESSIONI DI AVVOCATI, ECONOMISTI, SCRITTORI CHE CONFERMANO L'ESISTENZA DI UN PROGETTO OCCULTO PER LA DISTRUZIONE DEGLI STATI NAZIONALI. LE PROVE DELLA CRISI ECONOMICA USATA COME TRUFFA AI DANNI DEL POPOLO. 
LA FUGA DEGLI INVIATI DELLA TRASMISSIONE "LE IENE" DAVANTI ALLE SCOMODE DOMANDE DI AMODEO. FRAMMENTI DI VIDEO SHOCK CON TESTIMONIANZE CHE VI METTERANNO DAVANTI AL PIU' GRANDE DI TUTTI I COMPLOTTI.
UN VIDEO ASSEMBLATO E GIRATO IN MANIERA AMATORIALE, CON MEZZI RUDIMENTALI ED UNA TEMPISTICA DA RECORD. UN MONTAGGIO IMPROVVISATO MA CHE E' STATO VOLUTAMENTE, IN ALCUNI PUNTI, UNA PARODIA DELLA NOSTRA FINTA TV D'INCHIESTA, CHE PER PRIMA SI E' RIFIUTATA DI USARE I MEZZI PROFESSIONALI DI CUI DISPONGONO PER DENUNCIARE AGLI ITALIANI QUANTO STA ACCADENDO.
CONDIVIDETE !!! COMINCIA COSì LA NOSTRA REAZIONE. 
DI FRANCESCO AMODEO & ALESSANDRO CARLUCCIO.

LA SOVRANITA' DEGLI STATI, E' FINITA!


Publiée le 28 mai 2013
si ringrazia il giornalista Fulvio Grimaldi ed il canale 777AntiNWO infinitamente
ACCADEMIA DELLA LIBERTA'
http://www.youtube.com/user/ALBAMED
http://accademiadellaliberta.blogspot...
http://accademiadellaliberta.blogspot...

lundi 27 mai 2013

Su La Testa!: SICILIA: IL MUOS PER FARE LA GUERRA U.S.A. ALL’UMANITA'

Su La Testa!: SICILIA: IL MUOS PER FARE LA GUERRA U.S.A. ALL’UMA...:


documento forze armate U.S.A.: visita al MUOS di M5S




di Gianni Lannes

E’ una battaglia che riguarda tutto il popolo italiano, non solo quello siciliano. Oggi è festa negli States: va in onda il Memorial Day. Il comunicato stampa dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America nella colonia d’Italia risale al 22 aprile 2013, ma è passato incredibilmente inosservato. Eppure nel documento ufficiale appaiono alcune plateali menzogne: «Sconfinamento illegale e distruzione della struttura militare di Niscemi. Gli Stati Uniti sostengono convintamente il diritto ad una protesta pacifica. Tuttavia, lo sconfinamento illegale da parte di manifestanti in una struttura militare e la deliberata e irresponsabile distruzione della proprietà degli Stati Uniti hanno messo a rischio sia i manifestanti stessi che i soccorritori. Condanniamo tali azioni. La sicurezza è sempre stata una preoccupazione prioritaria degli Stati Uniti nella realizzazione del sito terrestre per l’antenna MUOS, nei pressi di Niscemi. Comprendiamo le preoccupazioni relative alla struttura MUOS sollevate da alcuni cittadini che abitano nella zona, ed è il motivo per cui stiamo cooperando a pieno con il Governo italiano, che sta realizzando un nuovo studio sull’impatto per la salute e che sarà completato entro il 31 maggio 2013. Uno studio che siamo fiduciosi confermerà la sicurezza della struttura MUOS.  La costruzione delle torri MUOS è stata temporaneamente sospesa. Tuttavia, la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi rimane operativa ed è vitale per le operazioni militari e umanitarie della Nato. Le azioni illegali e irresponsabili di oggi, condotte da un gruppo di manifestanti, mettono a repentaglio queste operazioni».   


 documento forze armate U.S.A.: visita al MUOS di M5S


Capito l’antifona? Questi prepotenti da quattro soldi che si gonfiano d'autorità, fanno il bello ed il cattivo tempo ovunque per estendere e consolidare il loro folle dominio. Spadroneggiano sulla nostra terra - su cui non abbiamo più alcuna sovranità da 70 anni - ci avvelenano quotidianamente e dobbiamo anche tacere.

Non è tutto. Di questi tempi occorre gestire direttamente l’opposizione “politica” (a chiacchiere). Sul sito online della sede diplomatica a stelle e strisce è riportato un pdf interessante. Il testo si apre così: «NAVAL RADIO TRANSMITTER (NRTF) Niscemi il 17 maggio 2013 dà il benvenuto ai Parlamentari del Movimento 5 Stelle… Programma di visita. Vi chiediamo di dividervi in due gruppi da cinque». 

Tradotto in italiano per i finti increduli: il termine esatto può esserecooptazione, già in atto dal 2008, quando mister Beppe Grillo ha incontrato segretamente l’ambasciatore statunitense (ne avevo scritto tempo fa). Et voilà: nel 2009 spunta il M5S, ovviamente di proprietà dello stesso Grillo (come da atto notarile). 

atto notarile: movimento 5 stelle, proprietà di Giuseppe Piero Grillo

  
Alcuni mesi fa ho chiesto lumi al comico, ma a tutt’oggi non è pervenuta alcuna risposta. Cos’ha da nascondere il predicatore ligure? 
rapporto U.S.A. 4 aprile 2008 (pagina 1): incontro segreto dell'ambasciatore U.S.A. con Beppe Grillo 


Il fatto si evince dalla lettura di un rapporto che il diplomatico Ronald Spogli ha inviato al Governo di Washington. Inoltre: lo scorso aprile una rappresentanza di parlamentari di M5S ha fatto visita all’ambasciatore Thorne. 

David Thorne


Chi è costui? la nota biografica si legge sul sito online della sede diplomatica a Roma: 


"Nel 1953, infatti, si trasferì a Roma con la sua famiglia allorché suo padre, Landon Thorne Jr., fu incaricato dal Presidente Eisenhower di amministrare il Piano Marshall in Italia.

Cresciuto a Roma, dove ha imparato a parlare correntemente l’Italiano, ha iniziato a coltivare fin dalla sua gioventù una profonda conoscenza ed ammirazione per la cultura, la politica e la società italiane. Dopo aver lasciato gli Affari Esteri, suo padre pubblicò il Rome Daily American, fondò e diresse il ramo italiano della Banker Trust Company e servì, come amministratore fiduciario, la American Academy di Roma... 

Da un punto di vista sportivo, durante i suoi anni in Italia, l’Ambasciatore Thorne non ha potuto fare a meno di appassionarsi al mondo del calcio. Ha giocato a calcio con i suoi compagni di college, continuando a giocare nella lega calcio in New England e resta tuttora, purché non giochino contro la nazionale americana, un acceso tifoso della Nazionale Italiana di calcio in occasione dei campionati europei o dei campionati mondiali.

L’Ambasciatore Thorne è uno dei fondatori della Adviser Investments, una fra le più note e stimate società di investimento finanziario degli Stati Uniti specializzata nella gestione di fondi di investimento Vanguard e Fidelity e di fondi legati all’andamento dei principali indici azionari. Ha svolto la sua attività di investitore e di imprenditore in diversi settori economici, dalla consulenza di marketing al settore immobiliare, dall’editoria al mondo dei servizi finanziari. Recentemente ha venduto il ramo editoriale delle sue attività alla Martha Stewart Omnimedia".




documento forze armate U.S.A.: visita al MUOS di M5S 


Lo stesso si era precedentemente e pubblicamente complimentato con il movimento padronale dei grillini. Perché? Lo stesso Thorne in carica dal 2009 (suo padre ha gestito il piano Marshall in Italia) in un paio di interviste pubblicate dal quotidiano Il Corriere della Sera aveva elogiato nientedimeno che il Governo di Mario Monti (già consulente in conflitto di interessi di Goldman Sachs e di Moody’s, e personalmente affiliato come il primo ministro Enrico Letta, al gruppo terristico Bilderberg ed ai mafiosi della Trilateral Commission).


 documento forze armate U.S.A.: visita al MUOS di M5S


Un pò di luce in tanta confusione pilotata. In origine la base prescelta per il terminal del nuovo sistema satellitare nordamericano era quella di Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo. Poi, la US Navy ha deciso di dirottare l’impianto terrestre nei pressi della limitrofa stazione di Niscemi, che dal 1991 assicura anche le comunicazioni super-segrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri di comando ed intelligence Usa e Nato. Il cambio di destinazione è stato imposto dalle risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle grandi antenne del MUOS, elaborato da AGI - Analytical Graphics, Inc., società con sede a Exton, Pennsylvania, in collaborazione con la Maxim Systems di San Diego, California. Lo studio, denominato “Sicily RADHAZ Radio and Radar Radiation Hazards Model”, è un’elaborazione di un modello di verifica dei rischi di irradiazione elettromagnetica sui sistemi d’armi, munizioni, propellenti ed esplosivi ospitati nello scalo aeronavale siciliano (HERO - Hazards of Electromagnetic to Ordnance). La simulazione informatica del modello ha condotto ad un inatteso stop all’ipotesi di utilizzo della base di Sigonella. «Il modello Radhaz Sicilia - si legge dal rapporto dell’AGI - è stato implementato con successo a Sigonella, giocando un ruolo significativo nella decisione di non usare il sito per il terminale terrestre MUOS e di trovare una nuova destinazione». 

I ricercatori hanno accertato che le fortissime emissioni elettromagnetiche possono avviare la detonazione degli ordigni presenti nella base militare.
Con il trasferimento della stazione terrestre MUOS a Niscemi, la Us Navy ha dato per risolti i problemi ai sistemi d’arma e ai mezzi aerei ospitati a Sigonella, “eliminando” possibili rischi ai militari e civili statunitensi che vivono e lavorano nella base. Nessuna considerazione invece per gli effetti sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nelle aree prossime al MUOS. 

L’Amministrazione comunale di Niscemi ha affidato al Politecnico di Torino un’Analisi dei rischi del Mobile User Objective System presso il Naval Radio Transmitter Facility di contrada Ulmo. Il rapporto, presentato il 4 novembre 2011 dai professori Massimo Zucchetti (ordinario di Impianti nucleari del Politecnico e research affiliate del MIT - Massachusetts Institute of Thecnology) e Massimo Coraddu (consulente esterno del Dipartimento di energetica), ha rilevato l’insostenibilità ambientale del nuovo impianto e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi. «Nella valutazione redatta dalla US Navy nel 2008 - scrivono Zucchetti e Coraddu - non viene neppure esaminato quello che probabilmente è il peggiore dei rischi possibili: un incidente che porti all’esposizione accidentale al fascio di microonde, pericolosissimo e potenzialmente letale, anche per brevi esposizioni, a distanze inferiori a circa 1 Km. Nonostante gli scarni dati disponibili - aggiungono i due ricercatori - con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente, con la possibilità del verificarsi di punti caldi, con un incremento del campo nettamente superiore. C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti».

Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sul vicino aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. «La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente», hanno spiegato Zucchetti e Coraddu. «Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il sito d’installazione del MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km». 

Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli da guerra senza pilota Global Hawk, Predator e Reaper a disposizione delle forze armate USA e NATO.

Anche senza il MUOS, il nuovo sistema satellitare a microonde della marina Usa, installato nella stazione di telecomunicazioni militari di Niscemi, è una pericolosa fonte d’inquinamento elettromagnetico (mai monitorato dalle autorità civili). Così il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio ha chiesto alla direzione generale dell’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, di avviare in tempi rapidi una campagna di rilevamento delle emissioni delle 41 antenne installate nella base statunitense di contrada Ulmo, all’interno della riserva naturale “Sughereta” e a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi.

Con una nota inviata il 29 febbraio 2012 all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, e all’Assessorato del territorio e ambiente della Regione Siciliana, il direttore generale per le valutazioni ambientali del Ministero solleva più di un dubbio sul parere espresso a favore dell’installazione del MUOS, dopo le simulazioni effettuate a Niscemi dell’agenzia regionale. «Dalla relazione istruttoria inviata dall’Arpa Sicilia - scrive il Ministero dell’ambiente - si evince che nelle aree circostanti la base radio della Marina militare Usa di Niscemi NRTF (Naval Radio Transmitter Facility), il contributo al campo elettromagnetico fornito dalle antenne paraboliche e dalle antenne elicoidali del MUOS sia trascurabile, a condizione che vengano rispettati gli angoli di elevazione e le direzioni di puntamento di progetto».

Nel loro studio sui rischi elettromagnetici del terminale terrestre MUOS, i ricercatori del Politecnico di Torino hanno poi rilevato che la «situazione reale a Niscemi è però, con ogni probabilità, ancora peggiore di quella evidenziata dalle misurazioni Arpa. I misuratori utilizzati (centraline PMM 8055S, banda passante 100 Khz - 3 GHz in modalità Wide Band, 100 KHz-860 MHz in modalità Low Band), non sono sensibili alle emissioni dell’antenna in banda LF alla frequenza di 43 Khz. Data la grande potenza dei trasmettitori LF, questo fatto può aver prodotto una sistematica sottostima del campo rilevato. La potenza di picco del trasmettitore VERDIN (VLF Digital Information Network, dedicato alle le comunicazioni con i sommergibili in immersione) utilizzato per le trasmissioni in banda LF a Niscemi, può variare infatti da 500 a 2000 KW, valori estremamente elevati che non consentono certo di trascurare questa componente nella valutazione complessiva».

Agli imminenti rischi per la salute vanno aggiunti i danni già compiuti all’ambiente. In origine, gli unici lavori per il MUOS nella riserva “Sughereta” di Niscemi, autorizzati dall’assessorato ambiente e territorio della Regione siciliana, riguardavano la recinzione del perimetro interessato al sistema satellitare, la realizzazione di un impianto di illuminazione e di un sistema di drenaggio delle acque meteoriche, il livellamento superficiale del terreno e il suo consolidamento, sistemi di viabilità e collegamenti dell’area con le esistenti reti idriche, elettriche e telefoniche. Le opere, però, sono state eseguite in violazione delle leggi. La collina è stata profanata, stuprata, sventrata dall’iniziativa degli yankees. Voragini ampie come i crateri di un vulcano. Il terreno lacerato dal transito dei mezzi pesanti, ruspe, betoniere, camion. Recinzioni di filo spinato, tralicci di acciaio. Una selva di antenne. E poi ancora e solo antenne. E su tutto, ben tre piattaforme in cemento armato. 

Il MUOS di Niscemi è uno dei quatto terminali terrestri parte di un programma gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America: una rete di mega antenne e satelliti per telecomunicazioni ultraveloci. È un sistema per propagare e moltiplicare gli ordini di attacco convenzionale, chimico, batteriologico e nucleare. Tre terminali sono installati nel sud-ovest dell’Australia, nel sud-est della Virginia, e nelle isole Hawaii. Il quarto è stato isnediato illegalmente “ospitalità” distruggendo la sughereta di Niscemi, dove sono già state devastate decine di ettari di riserva naturale e dove stanno per essere montate tre grandi antenne paraboliche dal diametro di più di 18 metri e alte quasi 150 metri che guideranno, con le loro onde elettromagnetiche, missili e aerei senza pilota.  

Tre grandi antenne paraboliche dal diametro di funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e due trasmettitori elicoidali in banda UHF (Ultra High Frequency), di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Mentre le maxi-ante trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 GHz, i due trasmettitori elicoidali avranno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 MHz. Onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera e i tessuti di ogni essere vivente.  

Il programma MUOS è stato affidato nel 2002 alla Lockheed Martin Space Systems, la più potente delle compagnie USA del comparto difesa, produttrice dei famigerati cacciabombardieri F-35,. Questa corporation ha il compito di progettare e realizzare quasi tutte le componenti e le apparecchiature dei sistemi terrestri e satellitari. All’affare MUOS partecipano anche ad altre importanti società di armamenti: la General Dynamics C4 Systems (Scottsdale, Arizona), chiamata ad installare le mega-antenne satellitari e a curare il collegamento tra i quattro distinti segmenti terrestri; la Boeing Defense Space and Security, per la messa in funzione e la verifica di compatibilità del sistema; la Harris Corporation (Melbourne, Florida) per la fornitura della rete dei riflettori; la filiale texana della svedese Ericsson per la costruzione di alcune porzioni del segmento integrato terrestre.

 I lavori per la realizzazione della Stazione di telecomunicazioni di Niscemi, iniziarono infatti a fine 1989, e la base divenne pienamente operativa solo nella primavera del 1991. Nel 1995 il Dipartimento della Difesa USA restituì all’Italia 170 ettari occupati dalla base ma non utilizzati, e due anni più tardi fu istituita la Riserva Naturale Orientata “Sughereta di Niscemi” dove oggi gli USA vogliono installare le potentissime antenne satellitari del MUOS.
La superficie destinata ad accogliere il MUOS, unita a quella occupata dalle 41 antenne erette dalla Marina Usa a partire dagli anni ‘90, hanno vanificato ogni possibilità di collegamento delle aree boscate più meridionali di contrada Pisciotto con quelle più a nord di Apa, Ulmo e Vituso e con il residuo bosco di Carrubba ad est. Ad essere definitivamente compromessi sono i lotti boscati di Mortelluzzo e Valle Porco, di limitate estensioni ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico”.


Il 4 aprile del 1982 oltre centomila siciliani/e e tantissime persone giunte da tutta Europa sfilarono a Comiso per dire no alla costruzione di una base militare che avrebbe dovuto accogliere 112 missili Cruise a testata nucleare. Nel 1982 nella manifestazioni di Comiso c’era Pio La Torre, che aveva intuito come la lotta e l’impegno per la pace, contro la militarizzazione della Sicilia, si intrecciava a doppio filo con un impegno più antico: quello antimafia e per la democrazia. Intuizione talmente precisa da armare prontamente la mano per conto terzi della mafia che, 26 giorni dopo quella giornata, il 30 aprile a Palermo assassinava lui e Rosario Di Salvo.  

La partnership tra i poteri militari nordamericani e la mafia (protetta dall’articolo 16 del Trattato di Pace del 1947 (in allegato) - che si srotola ininterrottamente dal 1943 - è proseguita fino ai giorni nostri. Lo confermano, appunto, l’omicidio di Pio La Torre e le inchieste giudiziarie che hanno provato l’attivismo delle cosche criminali negli appalti nelle basi di Sigonella, Crotone, Napoli e Niscemi.  

Sovranità azzerata - Se oltre un centinaio di basi nello Stivale vi sembrano poche. Il 21 gennaio 2003 l’allora Ministro della difesa Antonio Martino(aspirante piduista) presso le Commissioni congiunte 4 (Difesa) del Senato e della Camera ebbe a rispondere ufficialmente:

«I modelli degli accordi tecnici confermano che le basi militari utilizzate dagli Stati Uniti nel nostro Paese sono finora state soggette a una duplice forma di controllo operata dalle autorità statunitensi e italiane. I comandanti delle basi sono militari italiani ma essi non hanno poteri di controllo sostanziale sulle attività poste in essere dagli Stati Uniti, poiché si limitano a decidere in materia di numero di voli, orario dei voli, responsabilità di assistenza al traffico aereo. Il controllo di carattere militare sul personale, l’equipaggiamento, i tipi di attività che vengono posti in essere dagli stati Uniti ricadono nella competenza del comandante statunitense. Quanto al trattamento del personale nella base, gli schemi di accordi tecnici rinviano alle disposizioni contenute nel Trattato di Londra. Tali accordi bilaterali hanno una elevata classifica di segretezza e non possono essere declassificati unilateralmente, poiché il regime di segretezza è stato stabilito di comune accordo dai Governi italiano e statunitense. Il segreto militare, relativo alle infrastrutture, ai compiti, alla distribuzione di uomini e mezzi, al tipo di presenza militare nelle diverse località, si espande fino ad abbracciare le regole che disciplinano le funzioni di comando nelle basi ove operano forze USA, nonché le disposizioni sui rapporti fra le autorità militari italiane e statunitensi».

In realtà, secondo Roberto RIVELLO (magistrato e docente di Diritto e Organizzazione internazionale) «negli accordi internazionali stipulati in forma semplificata si escludono le successive fasi, usualmente necessarie, della ratifica e dello scambio o deposito delle ratifiche del trattato stesso. La prassi degli accordi stipulati in forma semplificata è estremamente diffusa, e l’Italia ne ha fatto ampio uso proprio in materie di natura militare: basti ricordare i trattati, talvolta addirittura segreti, sulle basi NATO in Italia, ma anche i numerosi SOFA (Status of Force Agreement) ed altre forme di “Memorandum d’intesa” stipulati in ambito di Alleanza atlantica, che non possono che essere qualificati come tali». Inoltre nella più parte delle operazioni di pace keeping viene stipulato un SOFA fra il comando delle forze multinazionali e il Governo dello Stato in cui la missione ha luogo o dello Stato in cui avviene un transito delle truppe.

Per Rivello «l’accordo tra Italia e Stati Uniti d’America, del 20 ottobre 1954, sottoscritto dai rappresentanti dei governi dei due Stati e qualificato come “segreto”, è evidentemente un trattato internazionale stipulato in forma semplificata. La sua parziale comunicazione ai Comandanti militari italiani insieme a disposizioni dello Stato maggiore che ne prevedono l’applicazione, può essere intesa come atto di esecuzione nell’ordinamento interno. Poiché il trattato verte su materie rientranti fra quelle di cui al disposto dell’art. 80 della Costituzione, la sua stipulazione in forma semplificata può porre dubbi di legittimità costituzionale, difficilmente superabili sulla base della tesi, che oggi incontra solo sporadici consensi, secondo la quale in relazione agli accordi NATO sussisterebbe una generale fonte di “legittimazione” di accordi successivi nella presunta necessità di dare esecuzione al generico disposto dell’art. III del Trattato Nord Atlantico. Questo non muta la natura giuridica dell’accordo, né comporta conseguenze automaticamente “declassificanti” gli atti di “esecuzione”, in senso lato, del trattato: solo dall’eventualmente ritenuta incostituzionalità del procedimento di formazione del trattato potrebbe derivare l’invalidità delle norme interne di esecuzione».

Le successive intese intercorse fra le Autorità militari e il Governo italiano e le Autorità militari e il Governo statunitense (Memorandum d’intesa del 1993, Accordo tecnico del 1994, Memorandum del febbraio 1995) e gli organi NATO (Memorandum del dicembre 1995), possono analogamente qualificarsi come accordi stipulati in forma semplificata.
Lo stesso Trattato dell'Atlantico del Nord, all'articolo 9, è attento ad esplicitare che gli accordi di cooperazione militare tra alleati dovranno essere applicati nei vari Paesi "in conformità con le rispettive procedure costituzionali". Le "procedure costituzionali" dell'Italia sono quelle sancite dagli articoli 80 e 87 della Costituzione, in questi casi violati ripetutamente dai governi italiani.

L’accordo Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) fu firmato a Roma il 20 ottobre 1954 dall’ambasciatrice Luce e dal ministro Scelba, ad esso sono strettamente collegati undici annessi per ciascuna base, un accordo tecnico aereo del 30 giugno 1954 ed un accordo tecnico navale del 20 ottobre 1954. Esso accordo regola le modalità per l’utilizzo delle basi ed infrastrutture concesse in uso alle Forze USA sul territorio nazionale.

Il Memorandum sulle installazioni dell’aeroporto di Aviano del 14 maggio 1956, il memorandum del 30 novembre 1993 sull’uso della base di Aviano con il relativo accordo tecnico dell’11 aprile 1994 e lo Lo Shell Agreement, o Memorandum d'Intesa tra il Ministero della difesa della Repubblica Italiana ed il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America, stipulato il 2 febbraio 1995, prevede la rinegoziazione dei precedenti accordi di ciascuna installazione concessa con il BIA, a livello militare, secondo un modello di Technical Arrangement, che contiene prevalentemente dei principi di gestione quotidiana senza riferimento alla quantità e qualità delle Forze interessate.


basi U.S.A. in Italia

Oltre agli accordi intercorsi fra Italia e Stati Uniti, risulta rilevante anche il «Memorandum d'intesa tra il Ministro della Difesa della Repubblica Italiana e il Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa (SHAPE) riguardante la fornitura di supporto logistico alle forze esterne in transito o temporaneamente stanziate sul territorio italiano in applicazione del piano 1045 "Joint endeavour" di SACEUR», sottoscritto il 14 e il 15 dicembre 1995. A partire da tale Memorandum avrebbero dovuto essere elaborati tre ulteriori accordi per l'esercito, la marina e l'aeronautica (solo i primi due sono stati sottoscritti, secondo quanto dichiarato nel corso delle audizioni).

Non c’è nulla da discutere: il centinaio e passa di presidi di guerra nordamericani nel nostro Paese vanno smantellati subito, senza se, e senza ma. A proposito: grillini non fate i grullini.



riferimenti: